CorrCan Media Group

Stallo Horgan-Notley: Trudeau si dimentica del no delle First Nations

Stallo Horgan-Notley: Trudeau si dimentica del no delle First Nations

TORONTO – Sta miseramente fallendo la strategia di Justin Trudeau sulla costruzione della Trans Mountain Pipeline. Il primo ministro in tutti questi mesi non è riuscito a limare le differenze che dividono l’Alberta e la British Columbia e anche l’ultimo vertice di domenica a Ottawa con i premier John Horgan e Rachel Notley si è risolto con un poco promettente nulla di fatto. E se lo stesso Trudeau ha continuato a ripetere, per l’ennesima volta, che l’ampliamento dell’oleodotto va realizzato perché di mezzo c’è l’interesse nazionale del Canada, in tutta la vicenda ci si dimentica ancora una volta come per andare avanti in questo tipo di progetti in British Columbia non basta solo incassare l’accordo con il governo provinciale e piegare le resistenze dei gruppi ambientalisti, ma si deve prima di tutto avere il via libera delle First Nations. E qua la situazione si complica ulteriormente, perché sono ben 140 le First Nations che vivono nei territori attraverso i quali dovrebbero passare le tubature dell’oleodotto della Kinder Morgan. 
Di queste, sulla base delle consultazioni fatte in questi mesi, solamente 43 avrebbero dato il loro benestare grazie a un pacchetto che prevede risarcimenti e compartecipazione sui guadagni generati dal passaggio del greggio attraverso le loro terre. 
La generale opposizione delle popolazioni native della British Columbia è stata ribadita con forza negli ultimi giorni da numerosi Chief.  
Grand Chief Stewart Phillip, presidente della Union of B.C. Indian Chiefs, ha ribadito che le First Nation sono fortemente contrarie alla Trans Mountain Pipeline. Una presa di posizione sostenuta con forza anche dal capo indiano Will George: “Non ci faremo comprare – ha dichiarato – e bloccheremo questo oleodotto”. 
“I diritti della nostra gente – gli ha fatto eco Dustin Rivers della Squamish First Nation – non sono stati rispettati. E quello del primo ministro Trudeau è stato un tradimento”.
Come è già successo in passato la strategia di resistenza dei nativi potrebbe svilupparsi lungo due strade parallele. Da un lato quella giudiziaria, con il ricorso alla Corte Suprema per ribadire la titolarità delle terre in questione, dall’altro quella sul territorio, con presidi, blocchi e proteste in loco. E tra i chief indiani, c’è chi addirittura sventola lo spauracchio di Oka, la crisi in Quebec che nel 1990 durò 78 giorni e si concluse in un bagno di sangue, con due morti e centinaia di feriti.  
More in Calcio