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Sarri flop alla prima, Mertens e Sensi trascinatori

Sarri flop alla prima, Mertens e Sensi trascinatori

TORONTO – Da ciò che si è visto sabato, quest’anno la Juve non vincerà questo scudetto in carrozza. Magari lo vince, ma dovrà sudare perché la squadra ha difficoltà nel giocare come vuole Sarri e perché Napoli e Inter si sono rafforzate.

La Signora di Firenze era travestita. Sembrava il Canada, oppure la Polonia. Non solo aveva i colori biancorossi delle due nazionali di cui sopra, ma anche il gioco approssimativo, confusionario e per niente produttivo.

Il primo match di Sarri sulla panca bianconera, pardon, biancorossa, è stato un grosso flop. Zero gioco, zero tiri in porta, tre infortuni muscolari. Ronaldo non ha visto palla, Higuain peggio. In panchina, rosicavano di brutto, Dybala, Emre Can e Mandzukic.

È ancora troppo presto per trarre qualsiasi conclusione, ma in questa Juve il “sarrismo” non esiste, mai i tocchi di prima, sempre fraseggi complicati e improduttivi, di pressing al Franchi manco l’ombra, sulle palle 50/50 arrivavano quasi sempre prima i viola. Il bilancio poteva essere ancora peggiore se la Fiorentina non avesse sbagliato tutto e di più in area.

Nonno Ribery ha fatto il Ronaldo, o quasi. Per 70 minuti è stata una spina nel fianco sinistro della difesa bianconera. Federico Chiesa ci ha provato, ma di questi tempi non vede la porta. Ha comunque vinto la sfida a distanza con l’altro Fede, Bernardeschi, la cui prova davanti ai suo ex tifosi è stata impalpabile.

Il boss calabroamericano di Brooklyn è contentissimo del punto, l’allenatore Montella anche e di più per aver allontanato gli avvoltoi dalla sua panchina. Rocco Commisso ha anche messo la museruola ai beceri della curva Fiesole: “Niente più cori contro i meridionali – aveva detto – io sono calabrese, Joe Barone è siciliano, Montella napoletano. Con quei cori o€ffendete voi stessi perché noi che siamo la vostra squadra”. Il suo appello è stato accolto, per ora.

Dal Franchi al San Paolo: il Napoli ha battuto facilmente la Samp, dimostrando di aver superato la sbornia causata dall’autogol di Koulibaly e, soprattutto, ha fatto vedere una squadra ordinata, ben disposta in campo e con un attacco che offre ad Ancelotti parecchie varianti tattiche.

Il biondo Mertens ha sparato la doppietta, il “mariacho” Lozano ha fatto vedere uno stop volante di rara bellezza, Llorente ha fornito l’assist del raddoppio. Da notare che Llorente è entrato al posto del mediano Elmas mentre il Napoli vinceva 2-0. Normalmente chi vince non potenzia l’attacco, ma irrobustisce la difesa.

Quando è entrato anche Insigne il Napoli aveva quattro attaccanti veri in campo. La ciliegina sulla torta della vittoria partenopea è il non aver subito gol. Al fianco del rinfrancato Koulibaly non c’era Manolas m Maksimovic, e la coppia ha retto bene.

Inter, tre su tre e primato in classifica. I nerazzurri probabilmente avrebbero vinto anche senza lo schiaffone a Candreva, ma De Paul ha avuto mano lunga e l’Udinese ha perso il suo uomo migliore. La partita l’ha deciso il piccoletto Sensi, che si è avvitato come un cavatappi sul cross del vecchio marpione urguagio, Godin. Lasagna stava rovinando la serata nerazzurra, ma Handanovic ci ha messo una pezza.

Quando Conte ha sostituito Lukaku si è visto il bomber nero togliersi da sotto la maglia una specie di fascia elastica, usata, forse, per contenere la pancia o per tenere a posto la schiena.

Una nota sugli italiani in campo: Inter 4, Napoli 2, Juve 1. L’Inter, che è stata la prima squadra italiana a schierare 11 stranieri in una volta, aveva dall’inizio Candreva, Sensi, Politano e Barella, poi quest’ultimo ha ceduto il posto a Gagliardini, tutti nazionali.

Il Napoli è partito con nove stranieri e due italiani, il portiere Meret e il terzino Di Lorenzo, poi a partita in corso è entrato Insigne.

Nella Juve – squadra che da sempre ha avuto nei calciatori italiani lo zoccolo duro della sua formazione, contro la Fiorentina ha schierato soltanto un italiano, uno solo: Bonucci, poi è entrato Bernardeschi.

Sarri quando era a Napoli piagnucolava spesso per presunti torti alla sua squadra. Alla Juve non ha perso il vizio. Dopo Firenze ha detto che faceva troppo caldo. Conte, che nella Juve è cresciuto, gli ha risposto: “Maurì, statti calmo. Ora sei con i più forti”.

Dopo le schermaglia nel mare piccolo del campionato italiano, ora si va remare nell’oceano delle Coppe nella speranza di non fare figuracce.

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