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Raccolta fondi e accuse, fuoco incrociato su Trudeau

Raccolta fondi e accuse, fuoco incrociato su Trudeau

Raccolta fondi e accuse, fuoco incrociato su Trudeau

di Francesco Veronesi

TORONTO – La scottante questione delle raccolte fondi organizzate dai partiti continua a far discutere. Se qualche mese fa il dibattito – condito da accuse e veleni – si era sviluppato in Ontario a livello provinciale, con il governo che era intervenuto addirittura presentando una legge di riordino complessivo del finanziamento pubblico ai partiti, questa volta la polemica è scoppiata a livello federale.

La scorsa settimana, in particolare, nel mirino delle accuse è finito il primo ministro Justin Trudeau, per un evento di “fundraising” del Partito Liberale che ebbe luogo nel maggio scorso. Alla cena organizzata a casa di Benson Wong, presidente della Chinese Business Chamber of Commerce, presero parte numerosi imprenditori e investitori pagando 1.500 dollari. La cifra rappresenta il limite massimo che una persona può donare in un anno a un esponente politico. Tra i 32 presenti – come hanno rilevato alcuni parlamentari conservatori – c’era anche il businessman cinese Shenglin Xian, che all’epoca stava aspettando il via libera governativo per la sua banca, la Wealth One Bank of Canada.

Subito dopo l’evento di raccolta fondi un altro milionario presente, Zhang Bin, decise di donare 1 milione di dollari per alcune iniziative in onore di Pierre Trudeau, padre dell’attuale primo ministro: 200mila dollari alla “Pierre Trudeau Foundation”, 750mila dollari all’Università di Montreal per alcune borse di studio alla facoltà di Legge e 50mila per una statua in ricordo di Pierre Trudeau.

Pochi mesi dopo – e qui entra in gioco l’accusa delle opposizioni – la banca di Xian ebbe il via libera da parte degli enti governativi di controllo.

Il primo ministro ha respinto le accuse e le insinuazioni, spiegando tra le altre cose di non essere stato impegnato, in alcun modo e da molto tempo, nella Fondazione intitolata al padre. Quanto alla “strana coincidenza” – come l’hanno definita i tory alla House of Commons – dello sblocco per la banca dopo la partecipazione di Xian al “fundraising” liberale, Trudeau ha ricordato come in realtà il via libera politico alla banca fosse stato dato in precedenza dal vecchio governo conservatore.

«Troviamo che sia abbastanza peculiare – ha dichiarato rispondendo a una precisa domanda di Rona Ambrose alla Camera – che i conservatori stiano cercando di politicizzare quella questione particolare, visto che fu il loro ministro delle Finanze ad approvare quella banca prima di essere sbattuto fuori dagli elettori».

A gettare benzina sul fuoco, poi, ci ha pensato Chuck Strahl, ex ministro conservatore, che dopo lo scoppio della polemica ha pensato bene di lasciare il board della Pierre Trudeau Foundation.

«Siamo di fronte – ha fatto sapere l’ex ministro tory – alle stesse cose che hanno creato guai a non finire a Hillary Clinton negli Stati Uniti. Quando vengono mischiati insieme affari personali, lavoro governativo e questioni private si crea una situazione difficle da risolvere. Il primo ministro non è assolutamente coinvolto nelle questioni e nelle decisioni quotidiane della fondazione. Il problema semmai è un altro: è la famiglia Trudeau, infatti, a scegliere i direttori della Fondazione».

La polemica è destinata a durare. E il primo ministro dovrà fare i conti con i possibili danni provocati dalla percezione di una possibile violazione quantomeno degli standard etici, fatto che tuttavia deve ancora essere dimostrato. Ma è appunto la percezione che si potrebbe creare nell’opinione pubblica a decretare una fine brusca alla luna di miele tra Trudeau e gli elettori.

(Martedì 29 novembre 2016)

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