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Popolazioni indigene, mea culpa di Trudeau all’Onu

Popolazioni indigene, mea culpa di Trudeau all’Onu

 

TORONTO – La consapevolezza del presente per evitare un futuro che si trascini dietro gli errori del passato. Justin Trudeau ha scelto la più importante e prestigiosa platea mondiale, quella dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per affrontare una delle pagine più nere e tristi della storia canadese, il trattamento riservato alle popolazioni indigene. E con coraggio, il primo ministro ha ammesso che non si tratta solamente di una storia che affonda le sue radici nel lontano passato, ma di una situazione che persiste anche oggi, in un Paese, il Canada, che il leader liberale definisce un “work in progress”. 
“Oggi – ha dichiarato – ci sono bambini che vivono nelle riserve in Canada che non possono bere, o farsi un bagno o addirittura giocare con l’acqua che esce dai loro rubinetti”. Trudeau ha sottolineato come vi siano genitori che mettono a dormire i propri figli la sera con il terrore che questi possano scappare nella notte e magari suicidarsi. “E per troppe donne indigene, la vita in Canada include minacce di violenza così frequenti e severe che Amnesty International l’ha definita una vera e propria crisi di diritti umani”.
Il primo ministro ha poi ripercorso alcune delle tappe più dolorose che hanno generato questa situazione, partendo dalle scuole residenziali che “hanno lasciato un’eredità devastante nelle riserve fino ad oggi”. “Il Canada è stato creato senza il consenso e la partecipazione delle popolazioni indigene che vi hanno vissuto per millenni: per molte genti indigene in Canada, l’esperienza è stata soprattutto di umiliazione, negligenza e abusi”. 
“Per First Nations, Metis Nation e Inuit in Canada, quelle prime relazioni coloniali non riguardavano la diversità o la celebrazione delle differenze: tutt’altro”.
Trudeau ha sottolineato come sia sua intenzione trovare delle soluzioni concrete per il futuro, attraverso migliori infrastrutture nelle riserve, migliori alloggi. “Nonostante tutti gli errori che abbiamo fatto, rimaniamo fiduciosi”. Il primo ministro poi ha avuto modo di toccare seppur in breve una serie di altri argomenti: quello dell’importanza del commercio in questa fase mondiale, che deve andare pari passo alla difesa dell’ambiente attraverso la lotta al surriscaldamento globale e al cambiamenti climatici, passando poi la proposta di riforma fiscale che, a suo dire, dovrebbe andare a colpire chi si è approfittato della legislazione fiscale canadese per arricchirsi sulle spalle delle classi meno agiate.
L’intervento di Trudeau è arrivato nel momento in cui il Canada sta cercando di ottenere uno dei 10 seggi non permanenti del consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite per il biennio 2021-2022.
Il primo ministro ha utilizzato la sua trasferta di tre giorni a New York proprio per promuovere la candidatura canadese, dopo il clamoroso fallimento dell’ex primo ministro Stephen Harper durante l’ultima legislatura.
 

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