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Ottawa: Accordo sulla Tpp, ma ora il Nafta è davvero in pericolo

Ottawa: Accordo sulla Tpp, ma ora il Nafta è davvero in pericolo

TORONTO – Nuovo clamoroso colpo di scena nelle strategie commerciali del Canada. In concomitanza con il nuovo – e forse decisivo – round di negoziati a Montreal sul Nafta 2.0, il governo federale ha confermato di aver raggiunto un accordo di massima sulla Trans Pacific Partnership (Ttp), un’alleanza commerciale con altri dieci Paesi che si affacciano sul Pacifico, nella sua versione ridotta in seguito al passo indietro degli Stati Uniti dello scorso anno. L’annuncio, fatto dal ministro del Commercio Internazionale Francois-Philippe Champagne, arriva nel bel mezzo di una complicatissima trattativa con gli Stati Uniti e con il Messico sul rinnovo del trattato di libero scambio nordamericano. 
E il rischio, ribadito da numerosi addetti ai lavori, è che la decisione di Ottawa possa in qualche modo provocare la reazione stizzita di Washington: uno degli scenari più plausibili è che l’amministrazione americana, di fronte allo stallo nelle trattative con Canada e Messico, decida di attivare la clausola di preavviso di sei mesi con la quale si entrerebbe nella fase che precede l’abolizione del Nafta. 
“Stiamo ospitando i negoziati sul Nafta – ha fatto sapere Flavio Volpe, presidente della Automotive Parts Manufacturers Association – con i rappresentanti del commercio Usa che si stanno lamentando di noi. Abbiamo firmato un accordo che abbassa i punti d’accesso nei mercati nordamericani sulla base di una formula che permette anche alla maggioranza delle parti auto di provenire dalla Cina”. 
Una decisione, quindi, che mette a repentaglio i delicati equilibri faticosamente raggiunti nella fase negoziale con gli Stati Uniti: non bisogna infatti dimenticare che due punti di rottura tra Ottawa e Washington in questo negoziato riguardano proprio il settore auto e quello della componentistica. Gli Stati Uniti, infatti, vogliono alzare il livello di content prodotto in Nord America dall’attuale 62,5 per cento e allo stesso tempo chiedono che venga introdotta anche una clausola sul contenuto esclusivamente americano, non inferiore al 50 per cento.
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, l’obiettivo dichiarato dei Paesi che hanno resuscitato l’accordo che sembrava ormai morto e sepolto dopo l’uscita degli Stati Uniti esattamente un anno fa, è quello di arrivare alla firma dell’accordo definitivo entro questa primavera. 
Oltre al Canada, farebbero parte della rinnovata versione della Trans Pacific Partnership Giappone, Australia, Brunei, Cile, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam.
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