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“Nomine al Senato, comunità snobbata”

“Nomine al Senato, comunità snobbata”

“Nomine al Senato, comunità snobbata”

di Francesco Veronesi

TORONTO – Prima il governo, ora il Senato: la comunità italocanadese è stata snobbata dal primo ministro Justin Trudeau. L’accusa durissima arriva da Alberto Di Giovanni, fondatore del Centro Scuola e importante voce della nostra comunità.

Secondo Di Giovanni, però, le scelte del leader liberale rappresentano un sintomo evidente di un problema ben più grosso, e la diagnosi è impietosa: la comunità è lacerata da divisione interne, scontri, veti e gelosie che producono immobilismo e una evidente incapacità a produrre una leadership come avveniva in passato. «La verità – ammette Di Giovanni durante un’intervista con il Corriere Canadese – è che abbiamo fatto un salto all’indietro di quarant’anni. Come comunità stiamo vivendo un periodo molto delicato e travagliato, non abbiamo un Congresso che faccia sentire la propria voce e le altre istituzioni comunitarie vanno per conto loro».

La cronica incapacità di parlare con una voce sola rappresenta un punto di debolezza e all’esterno questa situazione viene avvertita.

«Litighiamo troppo con noi stessi – continua Di Giovanni – e non abbiamo più la percezione del ruolo che abbiamo avuto in passato, e che dovremmo ancora avere, all’interno del mosaico canadese. Manca anche una leadership da parte delle istituzioni comunitarie che prima facevano sentire la loro voce: questo è un elemento che è venuto a mancare».

Questa debolezza e questa mancanza di peso sono state sigillate dalle scelte del primo ministro. Prima, all’indomani della vittoria alle elezioni politiche dell’ottobre 2015, Trudeau non nominò nessun ministro di origine italiana, mentre nella squadra di governo venne inserito solamente David Lametti come sottosegretario al Commercio Estero. Poi, dalla primavera del 2016 ad ora, il primo ministro ha nominato 21 senatori per gli altrettanti seggi vacanti nella Camera alta del Parlamento canadese: anche in questo caso, nessun italocanadese è stato in grado di agguantare la nomina.

«In passato – continua Di Giovanni – la nostra comunità ha trovato la forza di far sentire il suo peso e la sua voce. La prima volta fu quando tutti insieme ci stringemmo attorno a Carletto Caccia e lui divenne ministro: in quell’occasione iniziammo a capire il nostro ruolo e la nostra forza. Ma quarant’anni fa parlavamo tutti insieme, anzi parlavamo con una voce sole, perché i leader comunitari dell’epoca, anche se non sempre andavano d’accordo, erano in grado di unirsi per il bene comune se di mezzo c’erano gli interessi della comunità nel suo insieme. Oggi andiamo avanti con iniziative sporadiche e protagonismo personale».

Secondo Di Giovanni, però, la comunità potrebbe tirarsi fuori da questa situazione. Serve, innanzitutto, capire che c’è un problema. Non bisogna piangersi addosso, ma rimboccarsi le maniche e uscire dalla palude della stagnazione e del menefreghismo.

«La comunità – conclude – deve cominciare a fare un esame di se stessa. Serve buona volontà da parte di tutti e bisogna mettere da parte certi protagonismi che sono solamente deleteri e che non producono nulla di positivo. È ora di svegliarsi, di tornare a discutere di temi seri che riguardano il nostro futuro comunitario. Quando saremo in grado di farlo, sarà molto più difficile essere ignorati come è successo con la formazione del governo e con le nomine al Senato».

(Martedì 8 novembre 2016)

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