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Nafta: pochi progressi nel quinto round di trattativa

Nafta: pochi progressi nel quinto round di trattativa

TORONTO – La trattativa sul Nafta prosegue a rilento e i progressi, fino a questo punto, sono davvero pochi. L’obiettivo di blindare un accordo che porti al Nafta 2.0 entro la fine dell’anno è ormai irraggiungibile e le tre delegazioni hanno deciso di spostare la deadline del negoziato al marzo 2018, lasciando peraltro la porta aperta a un ulteriore slittamento che a questo punto sembra molto probabile. Oggi si chiuderà il quinto round dei negoziati a Città del Messico. Un round passato in sordina rispetto agli altri quattro, visto che per la prima volta non sono stati presenti i capi delegazione di Stati Uniti, Canada e Messico. 
Nel quinto round i rispettivi team si sono concentrati su numerosi aspetti di secondo piano presenti nelle oltre duemila pagine che compongono il trattato di libero scambio nordamericano. Ma inevitabilmente si è continuato a discutere anche dei nodi principali emersi in questi tre mesi di negoziato ufficiale. 
Il primo è quello legato al settore auto. Un problema, questo, venuto a galla nel quarto round, quando gli Stati Uniti hanno messo sul tavolo della trattativa un pacchetto di proposte ritenute inaccettabili sia dal governo canadese sia dalla controparte messicana. 
Washington, in particolare, vuole alzare la percentuale fissata dal Nafta per la produzione automobilistica e per la componentistica auto, inserendo inoltre anche la clausola del 50 per cento di contenuto che deve essere americano.
Si tratta di richieste immediatamente rispedite al mittente, perché se approvate porterebbero a un probabile tracollo del settore auto e della componentistica in Ontario e in Messico. 
Secondo buona parte degli analisti il problema principale è rappresentato dall’approccio statunitense al negoziato. Il presidente americano Donald Trump ha inaugurato la linea dell’intransigenza e i negoziatori non godono dell’autonomia necessaria per ammorbidire le pretese dell’inquilino della Casa Bianca.
Anche per il Canada i rischi sono dietro l’angolo. 
Nel fine settimana l’ex presidente messicano Vicente Foz, in un’intervista esclusiva rilasciata a Ctv, ha intimato Justin Trudeau a non “fare il Giuda” – parole testuali – e di non schierarsi con Washington, isolando il Messico.
Mentre il ministro Christya Freeland ha preferito non commentare, un portavoce del ministero degli Affari Esteri ha ribadito gli obiettivi di Ottawa: “Come abbiamo detto sin dal primo giorno, noi siamo impegnati a modernizzare il Nafta come un forte accordo trilaterale capace di portare benefici per tutte e tre i Paesi firmatari”.
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