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Nafta, il settore auto aspetta la proposta americana

Nafta, il settore auto aspetta la proposta americana

TORONTO – Il settore automobilistico canadese è in fibrillazione in attesa delle proposte americane nel negoziato sul Nafta. Ad animare le discussioni dietro le quinte tra gli addetti ai lavori è il tema del “local content”, la percentuale del materiale usato nella fase di produzione necessaria per far sì che un’auto sia considerata prodotta in Nord America e non debba quindi pagare i dazi doganali. Per ora rimane in vigore la regola del 62.5 per cento per le automobili e il 60 per cento per la componentistica auto, ma gli Stati Uniti – come avevano già fatto durante i negoziati della Trans Pacific Partnership, accordo commerciale poi accantonato dal presidente Donald Trump – sono in pressing per dare un giro di vite e far salire la percentuale. Ma non solo. Tra le ipotesi al vaglio c’è anche quella – caldeggiata dall’inquilino della Casa Bianca – di inserire una sorta di sotto clausola che fissi una quota minima di materiale prodotto non solo nei Paesi Nafta, ma addirittura negli Stati Uniti. E questo – è la tesi dell’amministrazione statunitense – per garantire posti di lavoro negli States ed evitare che la delocalizzazione della produzione porti le aziende a spostare i propri stabilimenti in Messico e in Canada. Per ora è solo un’ipotesi, che “non è stata ancora formalizzata” rivela al Corriere Canadese Flavio Volpe, presidente dell’Automotive Parts Manufacturers’ Association (APMA). Ma se gli Usa decidessero di percorrere quella strada, sarebbe un evidente passo indietro nel processo di integrazione delle economie dei Paesi Nafta. “Non possiamo più parlare di singolo interesse statale – aggiunge il presidente dell’AMPA – ma di interesse continentale”.
E lo dimostra la presenza di aziende che decidono di investire in stabilimenti e fabbriche negli altri Paesi Nafta. Il settore della componentistica auto canadese, ad esempio, dà lavoro a più di 42mila persone negli Stati Uniti e a oltre 43mila lavoratori in Messico. Anche la linea dei rifornimenti è prettamente nordamericano, con le grandi compagnie automobilistiche – Ford, General Motors e Chrysler – che fanno affidamento sulla rete della componentistica su scala continentale. Se si decidesse di inserire una clausola sul “content” americano, si andrebbe a sconvolgere completamente l’equilibrio raggiunto in questi anni in un comparto produttivo chiave per le economie dei tre Paesi che hanno dato vita al Nafta. Il governo canadese, dal canto suo, è pronto a dare battaglia su questo fronte: per adesso è in attesa che i negoziatori Usa presentino la proposta formale. 
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