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Monsef, cittadinanza a rischio. Ora arriva in aiuto il Senato

Monsef, cittadinanza a rischio. Ora arriva in aiuto il Senato

Monsef, cittadinanza a rischio. Ora arriva in aiuto il Senato

di Francesco Veronesi

TORONTO – Un ministro federale che rischia di perdere la cittadinanza, una legge definita assurda e incostituzionale, il Senato che torna ad avere un ruolo centrale. Sono questi gli ingredienti dell’ultima polemica politica che sta infiammando il clima già rovente di Parliament Hill negli ultimi giorni.

Protagonista di questa assurda vicenda è Maryam Monsef, ministro federale per le Istituzioni democratiche. L’esponente liberale, in seguito a un’inchiesta del Globe and Mail, ha scoperto la scorsa settimana di essere nata in Iran e non in Afghanistan come aveva sempre creduto. La madre era fuggita dal Paese mediorientale con le figlie quando il futuro ministro aveva appena 11 anni. Negli incartamenti burocratici fatti in seguito per acquisire la cittadinanza canadese, la donna aveva indicato nell’Afghanistan il Paese di nascita delle figlie.

Il problema è rappresentato dal fatto che, in seguito all’approvazione della controversa legge sulla cittadinanza C-24 – la legge voluta nella passata legislatura dagli ex ministri Chris Alexander e Jason Kenney – un dato falso presente nella documentazione richiesta per ottenere la cittadinanza provoca la decadenza della stessa e la deportazione, e non importa che ci sia stata la volontà o meno a dichiarare il falso.

In sostanza, se la legge venisse applicata, il ministro Monsef rischierebbe la perdita della cittadinanza canadese e la deportazione in Afghanistan. Per risolvere il rompicapo istituzionale – provocato da una legge denunciata a più riprese dal Corriere Canadese anche per altri aspetti controversi, come quella della penalizzazione dei canadesi con la doppia cittadinanza – è arrivata ieri la presa di posizione di una senatrice indipendente, Ratna Omidvar, che aveva già presentato un progetto di legge sulla cittadinanza e che ora chiede l’inserimento di un ulteriore emendamento per abrogare il comma della legge che permette il ritiro della cittadinanza in caso di falsa dichiarazione.

Il rompicapo giuridico-istituzionale è reso ancora più complicato dallo scontro politico alla House of Commons su tutta la legge della cittadinanza. I liberali, infatti, quando si trovavano all’opposizione avevano aspramente criticato il C-24 dei conservatori.

Eppure, secondo quanto è stato denunciato da alcune associazioni, da quando sono al potere hanno applicato la legge senza fare sconti, ponendosi come obiettivo di togliere la cittadinanza dalle 40 alle 60 persone al mese. Ma non solo.

Nei mesi scorsi il ministro dell’Immigrazione John McCallum ha presentato un progetto di legge di riforma del famigerato C-24, nel quale sono presenti molte modifiche rispetto al complesso normativo approvato dai tory, ma non quello che avrebbe fatto comodo al ministro Monsef, ciò la perdita della cittadinanza per la presenza di dati falsi nei documenti di applicazione.

(Giovedì 29 settembre 2016)

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