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Libero commercio con la Cina, tutto rimandato

Libero commercio con la Cina, tutto rimandato

TORONTO – La Cina e il Canada non sono ancora pronti ad avviare una trattativa ufficiale che porti a un accordo di libero scambio. Lo hanno confermato ieri il primo ministro Justin Trudeau e il premier cinese Li Keqiang a margine del loro incontro a Pechino. L’intenzione del governo canadese e di quello di Pechino è di proseguire la fase esplorativa del progetto, con gruppi di discussione pronti a riunirsi con maggiore frequenza per mettere a punto un piano futuro, che avrà come obiettivo primario l’aumento degli scambi e il miglioramento delle relazioni commerciali tra i due Paesi. Ma come ha spiegato il leader liberale, è ancora prematuro mettere nero su bianco e avviare un negoziato ufficiale. “La Cina – ha sottolineato Trudeau – sa che questo costituisce un precedente mentre si sta muovendo verso il suo primo accordo commerciale con un Paese G7. Ma c’è il desiderio che questo venga fatto nei modi giusti, c’è un consenso sulla necessità che questo sia una cosa grossa, non piccola”.
Per il governo canadese il percorso da compiere nei prossimi mesi e nei prossimi anni è già stato tracciato. Bisognerà solamente capire quando si passerà dalla fase esplorativa a quella del negoziato vero e proprio. “Abbiamo avuto una conversazione franca e diretta – ha aggiunto Trudeau durante una conferenza stampa – le opportunità per approfondire i nostri legami economici sono tremende”.
In ogni caso questo continuo dialogo con Pechino, suggellato dalla visita di tre giorni in Cina, rappresenta una delle componenti più importanti della strategia commerciale del Canada. Approvato e blindato il Ceta – l’accordo di libero scambio con l’Unione Europea – Ottawa si è buttata a capofitto nella trattativa sul nuovo Nafta, che rappresenta ancora la prerogativa commerciale del nostro Paese. Ma al contempo il governo federale si sta impegnando a ogni evenienza, compresa quella che vede un nulla di fatto nel negoziato con gli Stati Uniti e il Messico e il crollo prima di nascere del Nafta 2.0. Ecco allora che la strategia commerciale del Canada, che da sempre ha seguito la direttrice Nord-Sud, si sposterebbe sull’asse Est-Ovest, cioè Unione Europea ed Oriente, la Cina in primis.
 “Un maggiore accesso – ha proseguito il primo ministro – a un mercato di 1,3 miliardi di consumatori sarebbe certamente una cosa buona per le imprese canadesi. Il Canada deve rimodellarsi di fronte a uno scenario globale del commercio che sta cambiando”. 
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