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Lavoratori senza documenti, Galati va in appello

Lavoratori senza documenti, Galati va in appello

Lavoratori senza documenti, Galati va in appello

di Francesco Veronesi

TORONTO – Sulla controversa vicenda dei lavoratori stranieri senza documenti Rocco Galati non si ferma. Il noto avvocato costituzionalista di Toronto, infatti, ha deciso di presentare un’istanza di appello alla sentenza dello scorso settembre nella quale il giudice della Corte Federale Russell Zinn aveva appoggiato le ragioni del governo federale in una querelle giudiziaria che potenzialmente potrebbe produrre delle importanti implicazioni per tutto il settore dell’immigrazione canadese.

Lavoratori senza documenti, Galati va in appello

di Francesco Veronesi

TORONTO – Sulla controversa vicenda dei lavoratori stranieri senza documenti Rocco Galati non si ferma. Il noto avvocato costituzionalista di Toronto, infatti, ha deciso di presentare un’istanza di appello alla sentenza dello scorso settembre nella quale il giudice della Corte Federale Russell Zinn aveva appoggiato le ragioni del governo federale in una querelle giudiziaria che potenzialmente potrebbe produrre delle importanti implicazioni per tutto il settore dell’immigrazione canadese.

Il caso era stato provocato, in sostanza, dalle modifiche apportate nella scorsa legislatura dal governo conservatore che aveva reso più difficile il percorso procedurale che permette ai lavoratori stranieri di rinnovare il loro permesso di lavoro e di acquisire la residenza permanente. Migliaia di lavoratori stranieri, perfettamente integrati nel tessuto economico e sociale del Paese, si erano visti rifiutare la richiesta di poter continuare a vivere e lavorare in Canada in seguito al giro di vite che era stato dato a livello regolamentare sui requisiti linguistici necessari per poter ottenere la Pr Card ed erano stati scaraventati, improvvisamente, in quel limbo giuridico a metà strada tra la legalità e l’illegalità.

Un gruppo di lavoratori stranieri senza documenti, quindi, decise di rivolgersi allo stesso Galati e a Richard Boraks, un noto avvocato torontino specializzato in tematiche inerenti l’immigrazione. Da lì quindi iniziò la battaglia giudiziaria vera e propria contro il governo e contro l’eliminazione, arrivata tramite una circolare ministeriale, della discrezionalità dei funzionari: mentre prima un burocrate dell’immigrazione, di fronte a una conoscenza della lingua non perfetta da parte del richiedente poteva tenere conto anche di altri fattori – ad esempio, il livello di integrazione – da quel momento questo potere decisionale era stato accantonato.

Lo scorso settembre il giudice Zinn ha deciso avvallare le posizioni degli avvocati del governo federale. La sentenza però è stata impugnata da Galati, che ha quindi presentato istanza d’appello. Tra le motivazioni che accompagnano la richiesta dell’avvocato di Toronto, la tesi che il giudice abbia “ignorato le prove, distorcendole” e non abbia “affrontato le questioni che venivano poste davanti a lui”.

(Lunedì 24 ottobre 2016)

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