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Italia, Germania e altri a Netanyahu: “Non esiste un progetto pilota”

Italia, Germania e altri a Netanyahu: “Non esiste un progetto pilota”

Toronto – Il ministro canadese per l’immigrazione Ahmed Hussen ha dichiarato: – Lo sappiamo, ma andiamo avanti lo stesso, è la cosa giusta da fare e siamo nel 2018. – 
Si riferisce al progetto di inviare in un “paese terzo, sicuro”  circa 16mila – dei 39mila – immigranti illegali che attualmente sono detenuti nei campi israeliani, piuttosto che rimpatriarli nelle loro nazioni d’origine, in Africa.
Citando funzionari canadesi, un articolo sul Globe and Mail, ieri, ha riportato che il Dipartimento del Ministro Hussen, per sua iniziativa, ha tacitamente proposto ad Israele l’offerta di accogliere i rifugiati. 
L’accordo canadese è separato da un altro siglato lunedì scorso tra Israele e l’Alta Commissione delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Il progetto coinvolgerebbe solo i richiedenti asilo che hanno fatto domanda di immigrare in Canada, 1.845 di loro, secondo quanto pubblicato a riguardo il Toronto Star. La notizia del Globe and Mail aggiunge che l’ambasciatore del Canada in Israele ha confermato l’approvazione del Canada risalente già a due mesi fa.
Sembra pura coincidenza, ma è lo stesso periodo in cui Hussen aveva cominciato a pronunciarsi pubblicamente sul ritiro del progetto pilota che avrebbe portato alla regolarizzazione dei lavoratori senza documenti, già presenti in Canada. 
Una gran parte di loro, impiegati nell’edilizia e nel settore della ristorazione sono di nazionalità italiana e portoghese.
Il progetto di Hussen non ha precedenti nella storia recente, ma un Ministro  non ha bisogno di precedenti, può agire in base alla discrezione ministeriale,  a condizione che il Primo Ministro lo/la sostenga.
Come questi “sedicenti rifugiati mancati”, che la Corte Suprema di Israele ha dichiarato “emigranti economici”, siano riusciti ad entrare in uno stato che praticamente è protetto quasi a chiusura ermetica, è per tutti un enigma. 
L’odore del denaro potrebbe essere un indizio. Uno di questi migranti, in un servizio dell’emittente televisiva CBC, ha affermato che i contrabbandieri chiedevano 10mila dollari, ma che poi, una volta entrati, Israele non ha accettato di assumerli.
Ironicamente, nel weekend di Pasqua, i palestinesi nella striscia di Gaza, con una protesta anti-israelita a colpi di pietre, fionde e petardi verso la Forza di difesa israeliana – costata 16 morti e venti feriti – hanno dimostrato che nessuno può “infiltrarsi” in Israele. Il Premier Netanyahu si riferisce ai falliti rifugiati come “infiltrati”.
Netanyahu, attualmente indagato  e accusato  di corruzione con abuso di ufficio, è portato per le spavalderie e le menzogne. Quest’ultima sommossa palestinese è stata un po’ troppo. Ha deciso di annunciare che la Germania, l’Italia e altri tre nazioni dell’Occidente stavano progettando di accogliere i potenziali “deportati” dall’Israele.
Secondo quanto ha scritto lo scorso lunedì, La Repubblica, uno dei più importanti quotidiani italiani, sembra però che abbia mancato di comunicare i suoi piani agli italiani e ai tedeschi. 
Durante gli ultimi ventiquattro mesi, l’Italia ha accolto più di 400mila africani sbarcati lungo le sue coste meridionali. Tutte vittime di trafficanti di esseri umani e schiavisti con base prevalentemente in Libia.
Nonostante la crisi economica e la disoccupazione dilagante nel sud Italia, il governo ha speso circa 12 miliardi di Euro, in programmi di ricerca, nel salvataggio e l’integrazione, per andare incontro alla sfida.
La Germania (e l’Unione Europea) si è salvata da un numero simile di “migranti” dopo aver investito 4 miliardi di Euro in Turchia per aiutare a “ristabilirli” là da dove erano arrivati, la Siria e l’Iraq. 
Bibi Netanyahu ha invece offerto un incentivo di 3.500 dollari americani e un biglietto aereo verso casa o un altro paese dove, presumibilmente, quei soldi avrebbero aiutato nel processo di integrazione. Entrambe l’Italia e la Germania hanno dichiarato di non partecipare ad un’iniziativa per la quale non sono state neanche consultate. E le altre nazioni occidentali hanno seguito a ruota.
Ma non il ministro canadese Hussen. Egli stesso un ex rifugiato e (attualmente) un avvocato specializzato sull’immigrazione, si sarà mosso a compassione per quelle persone nelle quali si è rivisto. Volere è ….
Quando era ancora un semplice cittadino, Hussen ha collaborato con il Congresso Ebraico Canadese, per l’ideazione di un programma di mentorship tra israeliti e africani che desideravano trasferirsi in quel piccolo paese.
Non si aspettava probabilmente che 39mila individui sarebbero stati interessati a quel progetto, sotto l’attenzione di qualcun altro.
 
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