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In Canada soffia il vento anti-immigrazione

In Canada soffia il vento anti-immigrazione

In Canada soffia il vento anti-immigrazione

di Francesco Veronesi

TORONTO – Bloccare l’immigrazione dai Paesi dove è presente l’attività terroristica, rimodulare i flussi migratori per farli tornare ad essere eurocentrici, eliminare la legge sul Multiculturalismo del 1988. Sono questi alcuni dei punti centrali della piattaforma programmatica del Cultural Action Party (CAP), un partito politico fondato in British Columbia che è stato registrato per correre alle prossime elezioni provinciali.

Insomma, l’istanza anti-immigrazione che ha alimentato la corsa alla nomination repubblicana prima e alla Casa Bianca poi di Donald Trump e che si sta sviluppando in Europa – Lega Nord, Fronte Nazionale in Francia, estrema destra in Olanda, Austria e in numerosi Paesi dell’Est – inizia a trovare terreno fertile anche in Canada, dove la candidata alla leadership conservatrice Kellie Leitch ha proposto di introdurre un test ideologico sui migranti prima di farli arrivare in Canada.

Il Cultural Action Party, guidato da Brad Salzberg, in questo periodo è stato promotore di tre petizioni che ben spiegano i valori e gli ideali promossi in vista del voto. Il CAP ha chiesto, innanzitutto, la chiusura dell’Al-Huda Islamic Institute di Mississauga, motivandolo con il fatto che “una ragazza e tre giovani donne hanno lasciato il Canada e sono andate in Siria per combattere nelle fila dell’Isis dopo aver frequentato la scuola” in questione. Per ora la petizione ha raccolto 1.573 firme.

Ha raccolto solo 138 sostenitori, invece, la petizione in cui si chiede di revocare l’Islamic History Month, il mese della storia islamica: “I residenti della Bc – si legge nella petizione – devono fermare i governi municipali dall’utilizzo dei dollari dei contribuenti per promuovere ciò che è provato essere un’ideologia antagonistica e di militanza politica”.

Non ha suscitato troppo entusiasmo – appena 47 firme – la petizione con la quale viene chiesto di mettere al bando a Vancouver tutte le insegne che non siano in inglese o in francese.

Il programma politico in vista del prossimo voto provinciale, si basa sulla “difesa e promozione del retaggio culturale inglese e francese nella società canadese”. Per questo – ci dice la piattaforma programmatica – “si deve stabilire una definita identità culturale per i canadesi di origine europea nella società multietnica del Canada”. Allo stesso tempo, però, si deve intervenire su quelle leggi che hanno modellato i questi anni la società canadese, a partire dalla legge sul Multiculturalismo. Il CAP infatti chiede l’indizione di un “referendum per valutare l’opinione pubblica sull’abrogazione del Canadian Multiculturalism Act del 1988”.

Allo stesso tempo il partito propone di rivedere al ribasso i livelli di immigrazione per dare la possibilità ai giovani canadesi di essere facilitati nel trovare lavoro, sostegno e abitazioni. Insomma, la narrativa leghista-trumpiana del «questi arrivano e ci rubano il lavoro e le case» viene ripresa anche in Canada: e il CAP spera che questa ventata di paura del diverso, come già accaduto tante volte in passato, possa attecchire anche qui nel nostro Paese come è avvenuto nel Vecchio Continente e negli Stati Uniti.

(Martedì 18 ottobre 2016)

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