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Immigrazione, un portoghese che si batte per gli italiani

Immigrazione, un portoghese che si batte per gli italiani

TORONTO – Fonti attendibili dicono che Ottawa è sul punto di fare alcuni annunci importanti sull’immigrazione, forse anche per questo weekend. Se fosse così, sarebbe un regalo di Natale per coloro che hanno chiesto a gran voce cambiamenti per anni. Specialmente per gli italiani e i portoghesi che sembrano essere proprio alla fine della lista del Babbo Natale dell’immigrazione.

Altre fonti non sono così sicure. In seguito alla vittoria dei liberali di Trudeau nell’ottobre del 2015, una commissione parlamentare venne formata per avviare delle consultazioni sui bisogni di un produttivo programma migratorio canadese. La commissione ha riportato i risultati e le raccomandazioni alla House of Commons nel giugno 2016.
I cinici sottolineano che i due ministri i cui dipartimenti sono più coinvolti – Immigrazione e Risorse Umane – dovranno fornire una risposta ufficiale alla metà del mese prossimo e difficilmente ne parleranno prima.
Manuel Alexandre non è uno di quei cinici. Canadese di origine portoghese, integratosi con successo, per tre anni è stato il leader della Commissione per i lavoratori senza documenti che ha guidato l’agenda per cambiare il sistema dell’immigrazione. “Mi sento frustrato dal fatto che come Paese non siamo in grado di affrontare la questione del circa un milione di persone che lavorano qui – senza documenti – perché abbiamo bisogno di loro, ma che non diamo loro nemmeno il diritto a un permesso di lavoro”, ha detto quando gli è stato chiesto quali siano le sue motivazioni.
Le stime fornite da Toronto e da altre città santuario nella GTHA suggeriscono che il numero in quelle municipalità è vicino a quota 400mila. Manuel si arrabbia al solo pensiero che una tale fonte possa diminuire il senso di urgenza. Lui sottolinea che chiunque “può andare a un cantiere edilizio, un ristorante, una officina, un esercizio commerciale di servizi o una piccola impresa e troverà persone con il visto scaduto (un modo gentile per riferirsi a lavoratori clandestini senza documenti)”.
“Questa gente – continua Alexandre – ha il diritto di vivere come esseri umani senza avere la paura di essere intercettati dalla polizia dell’immigrazione in qualsiasi momento ed essere deportati”. “E non è un problema che riguarda solo i portoghesi – aggiunge, anticipando la classica domanda sul divide et impera – nel mio settore, colleghi e subappaltatori sono italiani, sudamericani, polacchi e dell’est europeo che forniscono una manodopera qualificata per lavori che i canadesi non vogliono fare”.
“Io amo questo paese e credo che ciò che i miei amici ed io stiamo facendo renderà questa società più forte, più gentile, più compassionevole e più produttiva, ma ho imparato tanto tempo fa che bisogna utilizzare gli strumenti a disposizione per arrivare al cambiamento e non si può sempre stare ad aspettare gli altri”.
Manny, come lo chiamano i suoi amici, vede l’attivismo politico consistente con le altre attività comunitarie nelle quali lui è coinvolto: il movimento sindacale, le organizzazioni dei datori di lavoro, i club culturali, le raccolte fondi per gli ospedali (due milioni di dollari per il Peel Memorial Hospital l’anno scorso). Lui conosce l’importanza del fare lobbying – è dispendioso ma necessario.
Come lo è la volontà di sviluppare una strategia legale e di comunicazioni per trasmettere l’immagine di una organizzazione che affronta le sfide seriamente ed è pronta a pagarne il prezzo. Per lui, l’immigrazione segnerà la faccia e il carattere del paese per le generazioni future; non vuole che politici poco lungimiranti tolgano al Canada la ricchezza e il talento che il suo gruppo rappresenta.
Per questo, difendono le loro posizioni in tribunale, si incontrano con deputati e partecipano ad eventi raccolta fondi.
Il 10 dicembre alla Brampton Liberal Banquet presentata dal deputato locale Samesh Sangha, Manny ha chiesto di poter parlare qualche minuto con il l’ospite principale, il ministro Nav Bains.
Alcuni amici hanno ritenuto che Manny fosse stato “duro con il ministro”, ma Manuel ha invece detto di essere stato gentile, cortese e diretto.
“Gli ho fatto i complimenti per il suo discorso sulla diversità e sul piano del governo di spendere 183 miliardi di dollari sulle infrastrutture nei prossimi 10 anni. Ho anche sentito il bisogno di sottolineare l’ovvio, sempre con rispetto, che lui stava parlando di diversità in una sala dove solo un tavolo di ospiti non era dal sudest asiatico; secondo, i progetti sulle infrastrutture richiederebbero lavoro qualificato – attualmente disponibile nell’Est e nel Sud Europa – che il suo governo sembra voler non accettare in Canada. Sono stato troppo duro?”.
I numeri non mentono e sono disponibili al pubblico dalle statistiche di governo (per i nostri lettori, li abbiamo riportati con delle tabelle nell’edizione del 14 dicembre). Secondo Manuel, il Ministro ha ricambiato la cortesia. Gli ha assicurato che sono stati fatti dei progressi. Ha consigliato a Manny e al suo gruppo di continuare a fare lobbying sul deputato Peter Fonseca e gli altri della Special Caucus Committee, inclusi i deputati di origine italiana.
Fonti attendibili dicono che Manuel Alexandre ha ricevuto una chiamata da un membro della commissione che lo allertava su un prossimo annuncio. Manuel è un uomo pratico. Si aspetta che, se e quando arriverà un annuncio, sarà solo l’inizio della prossima fase del processo. Comunque, gli va dato credito di continuare a dare speranza a tutti quanti.
Abbiamo chiesto una risposta all’ufficio del ministero dell’Immigrazione. Al momento in cui andiamo in stampa non abbiamo ricevuto risposta.

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