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Immigrati e rifugiati, appello al governo federale

Immigrati e rifugiati, appello al governo federale

Immigrati e rifugiati, appello al governo federale

di Francesco Veronesi

TORONTO – Servono maggiori investimenti da parte del governo federale nei programmi di sostegno e integrazione per gli immigrati e per i rifugiati. È questo il messaggio lanciato ieri da un rapporto – The Case for Diversity: Building the Case to Improve Mental Health Services for Immigrant, Refugee, Ethno-cultural and Racialized Populations – presentato dalla Mental Health Commission of Canada (Mhcc), un’organizzazione che si occupa di analizzare le problematiche legate alla salute mentale nel nostro Paese.

E proprio un maggiore impegno del governo – si legge nel rapporto – a favore di rifugiati e immigrati permetterebbe di affrontare quelle che sono le questioni chiave legate ai possibili problemi mentali. Si tratta, in particolare, di quegli elementi che garantiscono una stabilità socio-economica considerata come primo argine nei confronti di possibili malattie mentali: avere un posto di lavoro quindi, ma anche le questioni legate all’alloggio, all’accesso a programmi finalizzati all’integrazione dei nuovi arrivati nel Paese di adozione, all’apprendimento della nuova lingua e più in generale al sostegno sociale offerto dal Canada a immigrati e rifugiati.

«Per assicurarci un giusto accesso ai servizi di sostegno mentale – dice Kwame McKenzie, direttore di Health Equity – riservato a profughi e rifugiati, dobbiamo fare sì che il principio di equità sia parte del sistema sanitario nella pianificazione degli obiettivi. Come Paese con una popolazione estremamente diversa e variegata, la salute mentale di tutti i residenti del Canada rappresenta un importante investimento e non possiamo permetterci di lasciare indietro nessuno».

 

I dati presentati offrono un’istantanea ben precisa: a questo tipo di servizi non corrisponde un pari accesso tra i canadesi e i nuovi arrivati. Uno studio realizzato in Ontario, ad esempio, mostra come solamente il 6,3 per cento dei rifugiati abbia accesso a trattamenti specifici, a differenza degli immigrati (9,6 per cento) e dei cittadini canadesi (12,5).

Oltre a spronare il governo federale, l’organizzazione ha promesso lo stanziamento di ulteriori fondi per portare avanti altre ricerche su questo campo. «Siamo pronti – ha dichiarato Louise Bradley, presidente e Ceo del Mhcc – a sostenere questa ricerca con un investimento nostro. La Mental Health Commission of Canada fornirà dei fondi al Refugee Mental Health Project», un programma finalizzato al sostegno per i rifugiati.

(Giovedì 20 ottobre 2016)

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