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Il mondo brucia, in Canada un Natale sereno

Il mondo brucia, in Canada un Natale sereno

TORONTO – Il terrorismo in Germania, le stragi quotidiane in Siria, l’ecatombe di migranti nel Mediterraneo, le tensioni dell’America trumpiana e mille altri conflitti sparsi per il mondo che non catturano l’attenzione dei media internazionali.

Arriva il Natale e il mondo brucia, lacerato dall’odio religioso, da classi dirigenti miopi asservite ai grandi interessi economici. Un mondo sempre più globalizzato dove aumenta la forbice tra i pochi che hanno troppo e i molti che hanno poco o nulla. In questo contesto il Canada si avvicina al Natale e alla fine dell’anno in un clima di relativa tranquillità, tirando le somme di un 2016 che sta per finire e guardando con fiducia verso il 2017.
La nostra economia è in salute, anche se i dati non sono esaltanti. Secondo Bank of Canada chiuderemo questo 2016 con la crescita del Prodotto Interno lordo pari all’1 per cento, valore che dovrebbe raddoppiare nel 2017 se saranno confermate le previsioni della Banca Centrale. Ottimi valori sono giunti dai dati relativi al terzo trimestre, che ha chiuso con un più 3,5 per cento, grazie anche alla piena ripresa della produzione petrolifera attorno a Fort McMurray, la cittadina devastata dall’incendio della scorsa estate.
Da un punto di vista politico, ci lasciamo alle porte un anno che non passerà certo alla storia. Mentre il primo ministro Justin Trudeau continua a godere degli effetti prolungati della luna di miele con gli elettori – dopo la vittoria dell’ottobre 2015 – le opposizioni si stanno ancora riorganizzando. I tory sono alla ricerca di un leader e dovranno attendere la prossima primavera per avere un nuovo capo. L’Ndp si trova nella stessa situazione, anche se qui la corsa alla leadership non è nemmeno iniziata. A livello provinciale a distrarci dalla monotonia quotidiana sono le scaramucce attorno alla premier Kathleen Wynne che per ora non hanno portato a una possibile ribellione all’interno del partito: ma si voterà nel giugno del 2018, quindi può succedere ancora di tutto.
Nel settore dell’immigrazione, il prossimo anno continueremo – giustamente – ad aprire le porte e ad accogliere decine di migliaia di profughi siriani, senza peraltro vivere la cosa come se fosse un’emergenza. Che peraltro non lo è affatto. Basta pensare a cosa deve affrontare l’Italia ogni singolo giorno – in termini di risorse, umane ed economiche – per fare fronte al dramma dei migranti nel Mediterraneo. A livello comunale, infine, ci stiamo scannando sull’introduzione di un pedaggio di due dollari sulla Gardiner e sulla Dvp. Insomma, questi sono i nostri problemi, questi sono i nostri piccoli drammi quotidiani. Ad Aleppo, intanto, si continua a morire, alla faccia di tregue barcollanti e cessate il fuoco mai rispettati. Arriva il Natale, e di fronte a un mondo che brucia, dovremmo forse imparare a dare il giusto peso a ciò che ci sta attorno e ad alzare la voce solamente quando ne valga davvero la pena.

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