CorrCan Media Group

Il governo rinvia la deportazione di Torre

Il governo rinvia la deportazione di Torre

Il governo rinvia la deportazione di Torre

di Leonardo N. Molinelli

TORONTO – Non è ancora finita la vicenda di Michele Torre, l’italocanadese con precedenti penali che doveva essere espulso dal Canada venerdì scorso. Poche ore prima di imbarcarsi per l’Italia infatti la famiglia del 64enne italocanadese ha ricevuto la telefonata dell’mp liberale Angelo Iacono che comunicava loro la sospensione del provvedimento di espulsione emanato la mattina stessa dal giudice.

“Siamo molto felici – ha detto alla Montreal Gazzette l’avvocato di Torre, Stéphane Handfield – Abbiamo sempre sostenuto che l’ordine di deportazione era ingiusto perché avrebbe separato Mr. Torre dalla sua famiglia, dai suoi figli e dai suoi nipoti”.

L’ordine di sospensione dell’espulsione arrivato dal ministero di Sicurezza pubblica ha così bloccato l’operatività della deportazione dopo che la mattina stessa un giudice aveva respinto l’ennesimo appello di Hanfield per evitare la cacciata del suo cliente dal Canada. Torre, infatti, era stato condannato 20 anni fa per aver tentato di far entrare in Canada oltre 170 kg di cocaina e per questo la Corte Federale ne aveva chiesto l’allontanamento dal Paese.

«Sono molto felice per quello che è successo la scorsa settimana – dice al Corriere Canadese l’mp di Alfred-Pellan in Québec – Il rinvio di tre settimane concesso dal ministro di Pubblica sicurezza (Ralph Goodale, ndr) significa che tutto quello che doveva succedere è sospeso per ulteriori accertamenti».

È stata la figlia di Torre, Nellie, a dire alla Cbc che era stato l’mp della loro zona a contattarli per informarli della sospensione del procedimento.

«Per rispetto della privacy della famiglia posso parlare solo degli elementi pubblici di questo caso – aggiunge Iacono – solo la famiglia Torre può rendere pubblico cosa ho fatto in questa situazione e quello di cui ho parlato con i cittadini del mio distretto». «Sono un po’ come un prete quando fa le confessioni» conclude ridendo l’mp liberale.

Torre, che alcune inchieste hanno accusato di essere un membro della mafia di Montréal senza però mai riuscire a provare in aula le accuse, avrebbe dovuto lasciare il Paese venerdì con un volo delle 6 pm dall’aeroporto di Montréal. Alle 4.30 pm però, racconta il suo avvocato, un agente di custodia della Canadian Border Security ha contattato la sua famiglia per comunicare che dovevano andare a prenderlo all’aeroporto perché il processo di espulsione era stato sospeso.

«Questo rinvio permetterà una revisione del caso in base agli elementi che sono stati portati alla luce dalla famiglia – spiega Iacono – daremo all’Immigrazione il tempo adeguato perché ogni elemento venga considerato in modo corretto e giusto. Se la situazione di Mr. Torre non potrà essere regolarizzata nelle prossime tre settimane allora sarà garantito un altro rinvio oppure si procederà con la deportazione. Niente però è definitivo al momento».

Da tempo la famiglia di Torre si era mobilitata sui social media per convincere il primo ministro Justin Trudeau a far restare in Canada il proprio familiare. Secondo loro il padre si era riabilitato scontando nove anni di prigione senza mai creare alcun tipo di problema.

I familiari di Torre hanno anche creato una pagina Facebook per far sentire la propria voce, hanno creato petizioni e giovedì scorso avevano organizzato una manifestazione davanti al Ritz Carlton Hotel di Montréal, dove il primo ministro Trudeau stava incontrando il segretario del Lavoro americano Thomas Perez.

Quella di Torre però non è una vicenda circoscrivibile alla comunità italocandese, ci tiene a sottolineare Iacono. Anzi.

«Questa è una questione di deportazione e cittadinanza canadese e non ha niente a che vedere con la nazionalità del soggetto in causa – spiega – il governo canadese non agisce in base alla nazionalità e neanche io. Sono stato eletto per fare un lavoro e sono onorato e orgoglioso di poterlo fare. Ho servito il signor Torre come ho servito altri prima di lui e servirò chiunque verrà dopo con ogni tipo di problema».

Adesso l’avvocato di Torre proverà a convincere il ministro della Cittadinanza e dell’Immigrazione John McCallum ad annullare il provvedimento di espulsione emesso dalla Corte Federale. Torre infatti rischia la deportazione perché, arrivato in Canada nel 1967 all’età di 14 anni, è diventato subito permanent resident ma non ha mai preso la cittadinanza canadese. Da qui la possibilità di espellerlo a causa della sua condanna.

«Torre non aveva chiesto la cittadinanza canadese nonostante vivesse in Canada da molti anni – dice Iacono – Secondo la legge canadese una volta condannato per un reato penale non è più possibile ottenere la cittadinanza e devi essere deportato. Questa è la situazione di Mr. Torre».

«Le misure amministrative per deportarlo sono iniziate soltanto nel 2013 perché nel 2012 lui deve aver richiesto la cittadinanza e quel punto l’allora governo in carica è venuto a conoscenza della sua condizione e ha fatto partire le procedure per la deportazione» continua l’mp sottolineando però ancora una volta che «come membro del parlamento non posso intervenire nel processo amministrativo o giudiziario, ma su richiesta di un cittadino posso controllare come questo processo si svolge e portare a conoscenza delle autorità più alte cosa succede».

«Questo è quello che ho fatto – conclude Iacono – Le azioni del nostro governo dimostrano ancora una volta che noi crediamo sopra ogni cosa in procedure umane e giuste e che lavoriamo per riunire le famiglie e dare alle persone la possibilità di avere un processo giusto».

(Martedì 20 settembre 2016)

Scarica “Il governo rinvia la deportazione di Torre”

 

More in Calcio