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I traslochi diventano incubi politici per Trudeau

I traslochi diventano incubi politici per Trudeau

TORONTO – Ah, quella “indefinibile”, “je ne sais quoi”, “intangibile” fascino che rende qualcuno una “star”, o un leader politico di successo. È una qualità non identificabile che differenzia un individuo dal resto, che rende lui il “primo” e, di conseguenza, “tutti gli altri ultimi”.

In fondo, istintivamente, sappiamo tutti di che si tratta: la vaga speranza che, stavolta, questa persona speciale arriverà più vicina a soddisfare le aspettative di tut- ti che “le cose andranno diversa- mente”, magari anche meglio. Purtroppo, inevitabilmente, dal nulla appare un ago che scoppia la bolla. Ma forse non succederà a Justin Trudeau. Lui è [relativamente] giovane, di bell’aspetto, affascinante, fotogenico, molto attraente per la “selfie generation”. Un model- lo moderno della “yuppie gene- ration” e, come Bill Clinton e Barack Obama prima di lui, popolare sia in patria che all’estero. E virtualmente immune da critiche. No, non come il Teflon – solo simpatico. La gente sincera- mente vuole dire di lui qualcosa di positivo, vuole essere ottimista. Un veritabile asset politico. È una “risorsa fragile” questo rapporto che ha col pubblico. Risorsa che la stampa e i media a Ottawa si stanno preparando a distruggere con fervore jihadista. Stanno già spogliando della lo- ro legittimità i suoi più vicini consulenti e segretari generali di due dei suoi ministri. Il motivo? Questi avrebbero attinto alle casse dello Stato per le loro spese di trasloco. Il che, in sé, non è grave – fa parte di un pacchetto retributivo negoziato da altri prima di loro. Quello, pero’, che sconvolge le milizie della stampa (senza dubbio incoraggiate da parlamentari di parte) è sia la somma che quan- to autorizzato per legge. Definirla generosa è riduttivo: $220.000 nel caso dei due principali collaboratori del premier. Dopo giorni di una strategia che sembrava il nascondino, i collaboratori sono venuti allo scoperto, hanno detto che le regole [di vecchia data] giustificavano le loro richieste, hanno restituito una parte dei soldi e si sono scusati. Per qualche incomprensibile motivo qualcuno ha pensato che fosse una buona idea anche indicare co- sa successe nell’amministrazione precedente, quella “mandata via a calci”. La stampa si aspettava un sin- cero mea culpa, un completo rimborso di tutto escluse le spese di trasporto e una dichiarazione sul- la necessità di cambiare le regole. Invece gli sono state offerte le solite “così fan tutti”; e ora si com- porta di conseguenza – è difficile che, in futuro, faccia sconti nelle sue inchieste e analisi. Anche Il premier italiano, Matteo Renzi, un leader più giovane, ugualmente fotogenico e popolare(ai primi passi della sua carriera) ha visto la sua reputazione compromessa da azioni di cui non è del tutto responsabile. Oggi si imbarca in un referendum costituzionale il cui risultato determinerà il suo futuro, quello del suo governo e, agli occhi degli osservatori europei, quello dell’Italia. Per gli amanti di Shakespeare, ne uscirà o come Macbeth o co- me Malcolm. Non importa, è una storia che si ripete almeno dall’Edipo Re, anti- ca dramma sulla moralità: tutti pagano per i [loro] peccati, che sia- no commessi di spontanea volon- tà o per associazione. I sostenitori di Trudeau sperano che questo episodio non trasformi le sue “intangibili” in bersaglio “toccabile”.

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