CorrCan Media Group

Free trade, dubbi sul possibile accordo con la Cina

Free trade, dubbi sul possibile accordo con la Cina

Toronto – Dubbi e timori su un futuro – e ancora del tutto ipotetico – accordo commerciale di libero scambio con la Cina. È quanto emerge da un rapporto federale nel quale Ottawa ha raccolto la posizione sull’argomento di 600 persone tra imprenditori, accademici e rappresentanti di associazioni. 
Il quadro che emerge è che la grande maggioranza ritiene come un potenziale accordo di free trade con Pechino sia ancora prematuro. 
La preoccupazione principale messa in luce nel rapporto è quella legata alla logica impossibilità per le aziende canadesi di essere competitive con quelle del gigante asiatico: costo della manodopera in primis, ma anche le pesanti sovvenzioni statali che molte compagnie ricevono e la diversa regolamentazione in termini di standard ambientali che le ditte canadesi devono rispettare, con un incremento sull’impatto dei costi aziendali. Per questo motivo la presenza dei dazi doganali permette di creare un equilibrio sul fronte della competitività. In ogni caso è da rilevare come anche senza un accordo di libero scambio – ipotizzato da molti mesi, la cui realizzazione però comporterebbe una lunga trattativa dagli esiti incerti – le relazioni commerciali tra il Canada e la Cina godono di ottima salute. 
Stando ai dati del Ministero del Commercio Estero, la Cina è saldamente il secondo partner commerciale del nostro Paese, il terzo se si considera l’Unione europea come un’unica entità commerciale. 
Nel 2016 – ultimo anno preso in esame in cui i dati sono definitivi – il Canada ha esportato in Cina beni per un valore complessivo di 22,3 miliardi di dollari canadesi. Le importazioni dal Paese asiatico, invece, hanno raggiunto quota 37,5 miliardi di dollari. 
Per quanto riguarda i singoli prodotti esportati, a fare la parte del leone è il legname, che rappresenta il 14 per cento, seguito da  semi oleosi e materiali per la lavorazione del legno. Voci importanti sono poi rappresentate dalla componentistica auto, dalle carni e dai prodotti minerari ed energetici.
Sul fronte importazioni, invece,  la voce principale è rappresentata da equipaggiamenti elettronici, computer, apparecchi audio e video, telefonia e giocattoli.
In ogni caso, in questa fase estremamente delicata per il Canada, il governo federale sta cercando di giocarsi le sue carte, tenendo aperte tutte le ipotesi per il futuro. In questo momento la priorità è rappresentata dall’auspicabile successo nella trattativa per il Nafta 2.0, che in questi mesi si è mostrata estremamente complicata per via dell’intransigenza dell’amministrazione americana durante i vari round di negoziati. 
Blindato il Ceta – l’accordo di libero scambio con l’Unione europea, che dovrebbe portare a un’impennata dello scambio commerciale con il Vecchio Continente, Italia compresa – il governo Trudeau sta cercando di bilanciare le esigenze dettate dal bisogno di arrivare a un pieno accordo con gli Stati Uniti e con il Messico con la necessità di guardare anche oltre il continente nordamericano. 
Per questo motivo, pur frenando sulla firma di una bozza d’accordo, il primo ministro durante la sua visita nel Sudest asiatico ha lasciato la porta aperta a una futura partecipazione canadese alla Trans Pacific Partnership. 
More in Calcio