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Fca, i cinesi tornano alla carica per Jeep

Fca, i cinesi tornano alla carica per Jeep

TORONTO – I cinesi tornano alla carica su Fiat Chrysler Automobiles. Ma questa volta i giganti auto del colosso asiatico hanno preso di mira un marchio ben specifico, quello Jeep. A fornire questa anticipazione, che riprende le notizie fatte filtrare la scorsa settimana, è ancora una volta il portale Automotive News, considerato come il più autorevole nel settore automobilistico. A quanto pare i dirigenti della Great Wall – che il principale produttore di SUV in Cina e fa parte delle quattro sorelle del settore cinese – avrebbero confermato di pensare seriamente ad una possibile acquisizione. Il presidente del colosso, Wang Fengying, ha poi ribadito che la sua compagnia “è in contatto con Fiat Chrysler Automobiles”.
Ma se la scorsa settimana il gruppo italiano guidato da Sergio Marchionne aveva preferito non rispondere alle voci e alle speculazioni che si inseguivano su una eventuale vendita ai cinesi, questa volta si è deciso di smentire immediatamente la clamorosa indiscrezione. Il gruppo Fca infatti precisa di “non essere stata contatta da Great Wall Motors riguardo al brand Jeep o ad altre questioni relative al suo business”.  “Fca – prosegue l’azienda in una nota – è pienamente impegnata nel perseguire il suo piano 2014-2018, di cui ha raggiunto ogni obiettivo alla data odierna e al cui completamento mancano solo 6 trimestri”.  Insomma, il gruppo torinese va avanti per la propria strada, consapevole anche che queste continue voci su possibili scalate non fanno altro che aumentare l’appeal del suo brand. Ma sull’altro fronte, i cinesi continuano a spingere.  Come avevamo scritto la scorsa settimana,
le grandi compagnie del Paese asiatico hanno intenzione di allargare i propri interessi sul più grande mercato automobilistico mondiale, che è quello nordamericano. La via migliore, secondo gli analisti di settore, è quello dell’acquisizione di un marchio già presente in Nord America, per poter sfruttare immediatamente la rete di fornitori ma soprattutto di concessionari auto sparsi negli Stati Uniti, in Canada e in Messico. Senza dimenticare anche altri fattori che potrebbero entrare in gioco in un secondo momento, come quelli relativi alle quote di contenuto locale presente nelle macchine prodotte – in prossima discussione al Nafta – che potrebbe essere scavalcato con l’acquisizione completa di una azienda auto nordamericana.
 

 

 

 

 

 

 

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