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Canada, Usa e Messico tornano a negoziare

Canada, Usa e Messico tornano a negoziare

TORONTO – Canada, Stati Uniti e Messico tornano al tavolo dei negoziati. Dopo una pausa decisa per consentire al rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Robert Lighthizer di andare in Cina come da suo programma, e dare tempo al Messico per nuove consultazioni con l’industria automobilistica, sono ripresi ieri i colloqui per modificare il North American Free Trade (Nafta).
Ieri il ministro degli affari esteri del Canada Chrystia Freeland è giunta a Washington per un altro giro di incontri con le sue controparti politiche. «Siamo determinati a fare tutto il necessario per ottenere un buon risultato», ha detto la Freeland aggiungendo però che «non si può prevedere l’esito dei colloqui». Colloqui che se non riusciranno ad avere uno sbocco positivo nelle prossime settimane potrebbero trascinarsi fino al 2019. «Ci stiamo confrontando in previsione di scadenze molto significative», ha affermato Flavio Volpe, presidente della Automotive Parts Manufacturers’ Association. 
Tre scadenze preoccupano i negoziatori e i capi politici dei loro Paesi. La prima è quella del 1º giugno: l’amministrazione Trump ha minacciato di colpire Canada e Messico con pesanti dazi sull’acciaio e sull’alluminio, a meno che non ottenga un accordo Nafta rinegoziato di suo gradimento entro questa data. Gli Stati Uniti in precedenza avevano minacciato di imporre tali tariffe entro il 1° maggio, ma all’ultimo minuto il presidente Donald Trump ha posticipato la scadenza.
La seconda deadline è quella del 1º luglio, il giorno in cui gli elettori messicani si recano alle urne per le elezioni federali. Con l’intensificarsi della campagna elettorale aumenta anche la minaccia che imporrà ritardi nelle trattative sul NAFTA.
Anche le elezioni di metà mandato del prossimo autunno negli Stati Uniti rappresentano il terzo fattore temporale che potrebbe far ritardare i colloqui e spingere i negoziati fino al prossimo anno. 
Il protrarsi ulteriormente di questi negoziati-fiume per altri mesi non crea di certo la condizione  ideale per l’economia canadese poiché l’incertezza erode la fiducia degli investitori. «Penso che il problema più grande sia rappresentato dagli investimenti privati – ha detto Pedro Antunes, vicecapo economista del Conference Board of Canada – non sapere quando sarà possibile accedere al mercato nordamericano ha avuto un ruolo importante nel frenare le intenzioni di investimenti privati da parte delle imprese».
Per Antunes un accordo in linea di principio, anche se non fornisce molte certezze, rappresenterebbe un segnale positivo per gli investitori. Secondo fonti di CBC News tutti e tre i paesi del NAFTA stanno cercando un accordo di principio a breve termine che si concentrerebbe principalmente sul ramo automobilistico. Per i leader del settore come Volpe, questa è una buona notizia. «Penso che ci sia una reale volontà intorno al tavolo per ottenere un accordo di massima».
L’avvocato Lawrence Herman sostiene che qualsiasi tipo di accordo preliminare offrirebbe solo una pausa temporanea ai negoziatori ma non risolverebbe affatto la questione. «C’è una lunga strada tra un accordo di massima e un trattato finale che può essere firmato e presentato alle legislature di tutti e tre i Paesi per la ratifica – ha detto Herman – questo è molto complicato, molto più complicato. Penso che nessuno lo abbia capito».
 
 

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