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C’è chi non riesce proprio a rassegnarsi

C’è chi non riesce proprio a rassegnarsi

 
TORONTO – D’accordo, il processo giudiziario, quello che noi nella cultura occidentale abbiamo identificato come lo “Stato di diritto” o l’“uguaglianza davanti alla legge”, non sempre soddisfa il fissato, il malizioso e semplicemente lo stupido insignificante.
Ma è difficile capire la “ragionevolezza” delle giustificazioni dietro alle motivazioni che hanno portato a un secondo giro di accuse contro Pat Sorbara e Gerry Lougheed. Ricordiamo che il duo era stato indagato, giudicato e assolto da qualsiasi misfatto – da un tribunale – per accuse di disonestà e corruzione sulla base delle leggi criminali.
Il caso avrebbe dovuto essere chiuso. Ma, nonostante questo verdetto, un “illuminato” nelle viscere di Elections Ontario, accompagnato da zelo eccessivo associato al convincimento di saperne più di tutti, ha inserito un secondo colpo in canna. La Polizia Provinciale dell’Ontario ha acconsentito gli oneri minori con disposizioni legali amministrative.
Nessuno avrebbe potuto considerare seriamente la possibilità di un verdetto diverso. È così che il giudice Howard Borenstein l’ha valutato con il suo “verdetto diretto”.  Permettetemi di parafrasarlo: “non c’è niente qui; nessuna prova, nulla che giustifichi le accuse, niente che garantisca la continuazione di questa charade, nessun colpevole!”
Ma allora perché trascinare il buon nome della gente – per così dire – nel fango? Per quale ragione costringere la gente a spese e tribolazioni nell’esercizio di difendere il proprio buon nome, quando questo è già o già stato pulito? C’era per caso un grande principio giuridico che è stato calpestato?
L’evidenza mette in luce il contrario. Il leader del PC Patrick Brown, ansioso di comunicare al pubblico la sua esistenza, finora scrupolosamente sconosciuta, ha considerato il “processo” come un’opportunità per affermare che la premier stessa era stata chiamata in causa. Il primo ministro Wynne aveva accettato di comparire in tribunale per sostenere la sua collaboratrice Ms. Sorbara.
Il signor Brown non è estraneo alle manipolazioni nell’ambito delle nomine per la candidatura nel suo partito, intese ad assicurare “candidati vincenti”, in distretti dove un noto gruppo potrebbe far oscillare l’equilibrio dei risultati. Certamente non ha osato credere che l’elettorato potrebbe essere sedotto da proposte di svelare altri “peccatori come lui”?
Ciò che è vergognoso è la reazione di persone che dovrebbero sentirsi imbarazzate dall’intera vicenda. Un avvocato editorialista di un quotidiano torontino, ora di proprietà di “un fondo avvoltoio” (Vulture Fund) di New York, ha manifestato il suo disappunto “ex cathedra” sulla decisione del giudice Borenstein di chiudere il caso contro Sorbara e Lougheed con la seguente affermazione: “Evitare un crimine può essere tutto ciò che è necessario per vincere in tribunale il giorno del giudizio. Le nostre aspettative morali dovrebbero essere molto elevate nei seggi alle prossime elezioni”.
Non c’era nessun crimine. Chiedetelo al giudice Borenstein.
 
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