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Voto per posta unica soluzione possibile

Voto per posta unica soluzione possibile

Voto per posta unica soluzione possibile

di Antonio Locantore

Ho letto con scarso entusiasmo riguardo il prossimo referendum in Italia, e con più emozione su come alcune persone pensino quanto sia imperfetto il sistema di voto per corrispondenza per coloro che votano dall’estero. Recenti articoli scritti su giornali e online sono colmi di emozione e fervore su quanto dovremmo essere arrabbiati sulla “farsa del voto degli italiani all’estero”.

Questi articoli e storie mostrano quanto facilmente i voti possano essere imbrogliati, o semplicemente non contati o sostituti con altre schede. Alcuni dicono che visto che non c’è un timbro ufficiale sulla scheda dopo aver effettuato il voto, si tratta di semplice carta che non ha protezione costituzionale.

Altri dicono che visto che la scheda viene inserita in una busta bianca, dobbiamo sperare che quelli al consolato che ricevono le schede siano affidabili e che non cestinino le schede, le buste e il resto per inviare in Italia le loro schede in semplici buste bianche. Chi lo può sapere? In un video su Facebook almeno qualcuno ha offerto una soluzione a questa “farsa”. Rinunciare completamente alle schede e votare online. Davvero, come se le informazioni online non possano essere modificate.

Ci sono alcuni modi con cui un italiano che vive all’estero potrebbe votare a una elezione. Ecco quelli che mi vengono in mente: 1) Andare in Italia e votare nel modo tradizionale, 2) Avere un amico e parente in Italia che vada a votare al suo posto, 3)Andare al consolato o all’ambasciata locale e votare, 4) Scegliere la propria preferenza attraverso una intervista telefonica con una persona o con un servizio automatizzato, 5) Votare attraverso Internet, 6) Avere un funzionario delle elezioni italiane che venga a casa per montare un’urna elettorale e per timbrare la scheda, o 7) Spedire la scheda con un piccione viaggiatore direttamente in Italia.

Alcune di queste opzioni, sebbene fattibili, semplicemente non sono pratiche. Non penso che gli italiani che vivono a Woodbridge andrebbero volentieri fino a Beverly Street, Downtown Toronto, per svolgere il loro dovere civico. Né credo che l’Italia abbia i soldi o la manodopera per inviare funzionari incaricati di raccogliere le schede di milioni di italiani sparsi per il mondo. Le altre soluzioni sono lì giusto per completare.

Già da tempo si parla di votare su Internet, ma questo sistema non è stato implementato per due ragioni: 1) sarebbe impossibile verificare che la persona che ha votato sia veramente quella che deve votare 2) Internet ancora non è sicuro contro gli hacker, nonostante che alcuni “millennial” usino internet per fare acquisti, pagare bollette, curare amicizie e storie d’amore dicono diversamente. Il mio tecnico IT mi dice che non è una buona idea. E io mi fido del mio tecnico IT.

Il fatto che alcune persone mettano in dubbio l’affidabilità dei funzionari al consolato è irritante. Se si dubita della onesta’ riguarda quello che accade al Consolato, allora bisognerebbe avere delle riserve e dei dubbi riguardo l’intero processo elettorale e delle persone che lo gestiscono, Italia inclusa.

Questi sono i tipici teorici della cospirazione che non saranno mai soddisfatti fino a quando non vincerà chi sostengono loro. Penso a Trump quando diceva che se non avesse vinto, le elezioni sarebbero state irregolari.

In linea con questo, ho notato che tutte le persone che avevano delle riserve sul sistema di voto postale – o almeno quelle che ho visto io – volevano si votasse No in questo referendum. Solo per curiosità, se il no dovesse vincere, cosa direbbero del sistema del voto per posta?

Vale la pena notare che il Canada, gli Stati Uniti, e tutti gli altri Paesi che permettono il voto all’estero, usano un sistema molto simile di buste bianche e schede da spedire via posta come usa il governo italiano. Non ho sentito lamentele da questi elettori.

In conclusione, credo che Wiston Churcill diceva che la “democrazia sia la peggiore forma di governo, eccetto tutte le altre”. In questo caso possiamo sostituire la parola “democrazia” con “il voto per posta”.

Lettera di Antonio Locantore, un nostro lettore, dentista di Toronto

(Mercoledì 30 novembre 2016)

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