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Un passo avanti e due indietro: dobbiamo essere più responsabili

Un passo avanti e due indietro: dobbiamo essere più responsabili

Un passo avanti e due indietro: dobbiamo essere più responsabili

TORONTO – La partita non è finita, il Covid-19 non è stato ancora battuto e davanti a noi ci aspetta una lotta lunga e dura.

La comunità scientifica internazionale in queste settimane si è sbilanciata più volte nell’indicarci come nei prossimi mesi, volenti o nolenti, dovremo abituarci a convivere con il coronavirus.

Senza un vaccino – nonostante le notizie confortanti che arrivano dall’Inghilterra – e senza una terapia efficace, l’unico strumento affidabile per contrastare il contagio è quello del distanziamento fisico, accompagnato da altri accorgimenti come l’utilizzo della mascherina e l’attenzione a lavarsi le mani costantemente.

A guardare le immagini di questo fine settimana, sembra che la lezione non l’abbiamo imparata, né in Canada né in Italia. Le 10mila persone ammassate come sardine al Trinity Bellwoods Park di Toronto, la movida a Napoli, Brescia, Bari e Milano dimostrano come non siano bastate le quasi 350mila vittime di Covid-19 nel mondo a farci capire che in buona parte siamo noi stessi gli autori del nostro destino.

Appare sempre più evidente come la pandemia abbia creato dei solchi generazionali nella nostra società. I giovanissimi, gli adolescenti, in buona parte percepiscono il coronavirus come una malattia degli anziani, confinata soprattutto nelle case di cura a lunga degenza.

Eppure c’è un evidente cortocircuito in questo ragionamento: chi viene contagiato, anche se asintomatico, può diventare un inconsapevole untore. E portare il contagio in famiglia, o sul posto di lavoro.

Le statistiche confermano questo fenomeno: se è vero che il virus risulta letale per le persone con più di 80 anni con malattie pregresse, è altrettanto assodato che in tutto il mondo, in Canada come in Italia, ci siano state numerose vittime anche tra i più giovani. Ma non solo.

Se andiamo ad analizzare l’età dei contagiati, scopriamo che quella degli anziani è solo una piccola percentuale. Qui in Canada, solo il 15,8 per cento dei contagiati ha più di 80 anni, mentre il 7,9 per cento ha dai 70 ai 79 anni.

Scendendo, sappiamo che l’11,7 dei casi accertati ha dai 60 ai 69, mentre la fetta più consistente sta all’interno della forbice 50-59 anni, con il 16,5 per cento. Il 15,7 per cento dei casi è compreso nella fascia 40-49 anni, mentre il 14,3 ha dai 30 ai 39 anni.

Le percentuale dei contagiati dai 20 ai 29 anni è del 12,6 per cento, mentre sotto i 19 anni è del 5,2 per cento.

Il contagio di Covid-19 ha colpito tutta la popolazione, senza fare troppe distinzioni. Per questo motivo scene come quelle di sabato al Trinity Bellwoods Park dovrebbero fare riflettere.

Abbiamo vissuto, qui in Canada come in Italia, due mesi di duri sacrifici che ora sono messi a repentaglio dal comportamento irresponsabile di tante, troppe persone.

In questo caso servirebbe il pugno duro delle autorità, mentre abbiamo visto come sia il sindaco John Tory che il premier dell’Ontario Doug Ford abbiano semplicemente lanciato appelli al buonsenso.

Troppo poco, non basta, perché se la stragrande maggioranza delle persone continuano a fare rinunce – non andando a trovare parenti e amici, cercando di rispettare il più possibile il distanziamento fisico – una piccola percentuale di cittadini si disinteressa completamente.

Forse sarà solo un caso, ma negli ultimi cinque giorni il numero dei contagi è in costante crescita in Ontario. Chissà se nell’immediato futuro saremo in grado di imparare la dura lezione che ci ha mostrato il Covid-19 o se invece ripeteremo gli errori già commessi in passato.