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Turismo, rivoluzione e passione, italocanadesi affezionati a Cuba

Turismo, rivoluzione e passione, italocanadesi affezionati a Cuba

Turismo, rivoluzione e passione, italocanadesi affezionati a Cuba

di Francesco Veronesi

TORONTO – C’è un rapporto particolare che lega gli italocanadesi a Cuba. La scomparsa di Fidel Castro arriva in una fase in cui il Paese caraibico stava aprendo le proprie porte al turismo americano, un passo frutto del clima di distensione avviato da Raul Castro e Barack Obama dal 2014 a oggi. Ma negli ultimi venticinque anni a sostenere il principale serbatoio turistico del Paese sono stati i canadesi, oscillando di anno in anno sempre tra il 40 e il 50 per cento dei visitatori totali. E una grossa fetta di questi erano italocanadesi della Greater Toronto Area e del Quebec.

Ma facciamo un passo indietro. Negli anni della Guerra Fredda, complice l’embargo americano, l’economia cubana si era appoggiata a quella sovietica, in un rapporto – a volte conflittuale – di dipendenza.

Con il collasso dell’Unione Sovietica nel 1991, il Lider Maximo si trovò in una situazione difficilissima: come mantenere in piedi un’economia fragile senza l’appoggio di Mosca e con la zavorra dell’embargo? Fidel Castro decise allora di puntare tutto sul turismo.

Vennero investite ingenti risorse per lo sviluppo a Varadero, a Holguin e in altri centri, venne dato il via libera alla creazione di joint venture tra il governo e colossi stranieri del turismo per la creazione di resort e villaggi. Negli anni si assistette a una costante impennata degli arrivi, numeri che continuano ad aumentare anche adesso: gli ultimi dati definitivi, quelli del 2015, parlano di oltre 3 milioni di visitatori stranieri. Di questi, 1,2 milioni erano canadesi.

Ma cosa ha attirato tanti connazionali e tanti italocanadesi nell’isola caraibica? Cuba è stato, e continua ad essere, un Paese dalle mille contraddizioni. L’epopea rivoluzionaria ha esercitato il suo fascino per tanti anni, a partire dalla figura di Ernesto Che Guevara. E molto spesso la mitizzazione della rivoluzione ha coperto anche i buchi neri del regime, gli aspetti liberticidi, la violazione del diritti umani, la mancanza di un pluralismo politico e partitico.

Centinaia di migliaia di italocanadesi hanno visitato l’isola e ci sono tornati. Non solo per le spiagge, non solo per il basso costo della vita. Piano piano, hanno scoperto il patrimonio storico e culturale di Cuba – in tutto il Paese ci sono 10 siti dichiarati patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco – i suoi parchi e le sue aree protette, il suo entroterra, le sue radici.

Con la scomparsa di Castro, il governo cubano avrà davanti a sé numerose sfide, anche sul fronte turistico. Dopo il disgelo con Washington, il Paese ha iniziato ad aprire le porte ai turisti americani: nel 2015 sono stati quasi 120mila, un numero destinato a salire vertiginosamente nei prossimi anni. Ma di fronte a questo, c’è l’incognita costituita da Donald Trump: il presidente eletto, infatti, ha in programma di azzerare i progressi registrati dalla precedente amministrazione nei suoi rapporti con Cuba.

Dei leader rivoluzionari, ora, rimane solamente Raul, che ha 86 anni. Dietro di lui, sta emergendo una nuova classe dirigente che la rivoluzione l’ha studiata solamente nei libri di scuola e che è pronta al ricambio: nel segno della continuità, ma spostando l’asticella delle riforme e delle aperture ancora più in alto. In ogni caso, il turismo a Cuba anche nel prossimo futuro continuerà ad essere una delle voci decisive nell’intera economia del Paese.

(Lunedì 28 novembre 2016)

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