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Residenti all’estero ancora nel mirino

Residenti all’estero ancora nel mirino

Residenti all’estero ancora nel mirino

di Francesco Veronesi

TORONTO – Nel caso in cui il Sì dovesse vincere al referendum grazie ai voti decisivi degli italiani all’estero, il fronte del No farebbe ricorso alla Corte Costituzionale. È quanto ha annunciato ieri Alessandro Pace, il costituzionalista presidente dei Comitati per il No, che ha sottolineato come, a suo avviso, le modalità di espressione del voto dei cittadini italiani che risiedono in altri Paesi non garantiscano i necessari requisiti di libertà e segretezza previsti dalla carta costituzionale. Insomma, gli italiani all’estero sono ancora nel mirino e, come accade ormai da qualche giorno a questa parte, sono diventati i veri protagonisti di questa vicenda politica.

I punti da sottolineare sono parecchi. In primo luogo per un’altra giornata è stata persa una buona occasione per discutere sul merito della riforma, con il dibattito dei due fronti appiattito sul tema degli italiani all’estero e non sul perché si dovrebbe votare in un modo o nell’altro.

Pace, in secondo luogo, probabilmente non si rende conto che nelle varie comunità italiane che vivono al di fuori dei confini nazionali esiste, per fortuna, una pluralità di opinioni e punti di vista che avrà come effetto una spaccatura nel voto referendario: tanti, tantissimi connazionali in Canada e negli altri Paesi voteranno per il No al cambiamento della Costituzione. E nel caso in cui il No dovesse vincere proprio grazie ai voti degli italiani all’estero, come la metteremo? Pace impugnerà il risultato e farà ricorso o accetterà – come dovrebbe fare – il responso delle urne?

Dispiace che in questo accanimento nei nostri confronti non si riesca invece a discutere delle questioni davvero rilevanti che invece dovrebbero essere affrontate al più presto. Ad esempio – e questo è solo uno dei tanti nervi scoperti – di come risolvere le contraddizioni prodotte dall’Italicum se non saranno apportate delle modifiche: la legge elettorale attualmente in vigore per la Camera, infatti, prevede il ballottaggio tra le due liste più votate nel caso in cui nessuna di queste riuscisse a raggiungere la soglia del 40 per cento. Gli italiani residenti all’estero voterebbero al primo turno, mentre non ci sarebbero i tempi tecnici per poter votare al ballottaggio tra le due liste.

Il referendum del 4 dicembre non riguarda la legge elettorale, eppure le due questioni sono intimamente legate e riguardano anche e soprattutto noi italiani all’estero. Che non accettiamo che qualcuno continui a volerci emarginare e a indicarci come causa di tutti i mali della nostra povera Italia.

(Mercoledì 23 novembre 2016)

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