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Renzi, dimissioni “congelate” per la Finanziaria

Renzi, dimissioni “congelate” per la Finanziaria

TORONTO – Matteo Renzi “congelerà” le sue dimissioni fino all’approvazione della legge di Bilancio al Senato, che spera di ottenere entro la fine della settimana. È questo il primo risultato politico della pesante bocciatura della riforma istituzionale nel referendum di domenica.

Nella notte della sconfitta il premier aveva annunciato le proprie dimissioni, comunicando che avrebbe riunito il Consiglio dei ministri per poi salire al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e rimettere il proprio mandato.

Le cose però ieri non sono andate così. Già di prima mattina infatti il premier è stato convocato dal capo dello Stato, preoccupato dal rischio che la mancata approvazione della legge di Bilancio portasse l’Italia all’esercizio provvisorio. Secondo varie ricostruzioni, Mattarella non avrebbe gradito l’annuncio di dimissioni del premier. Così avrebbe chiesto a Renzi di “congelare” le proprie dimissioni fino all’approvazione della legge di Bilancio, che il governo spera venga approvata dal Senato entro fine settimana nonostante le ovvie fibrillazioni politiche seguite al risultato del referendum.

“Vi sono di fronte a noi impegni e scadenze di cui le istituzioni dovranno assicurare in ogni caso il rispetto, garantendo risposte all’altezza dei problemi del momento” ha fatto sapere nel pomeriggio il Colle in una nota.

Renzi ha quindi riunito il Consiglio dei ministri annunciando che avrebbe seguito il volere del capo dello Stato per poi tornare al Quirinale dove ha ufficialmente confermato il suo assenso alla soluzione voluta da Mattarella.

“Il presidente del Consiglio, a seguito dell’esito del referendum costituzionale tenutosi nella giornata di ieri (domenica, ndr), ha comunicato di non ritenere possibile la prosecuzione del mandato del governo e ha pertanto manifestato l’intento di rassegnare le dimissioni – ha scritto in una nota il Colle – il presidente della Repubblica, considerata la necessità di completare l’iter parlamentare di approvazione della legge di bilancio onde scongiurare i rischi di esercizio provvisorio, ha chiesto al presidente del Consiglio di soprassedere alle dimissioni per presentarle al compimento di tale adempimento”.

La richiesta di Mattarella non trova però d’accordo le opposizioni. Forza Italia e Sinistra Italiana vorrebbero infatti sfruttare la crisi di governo per modificare la manovra finanziaria, magari inserendo o modificando alcuni emendamenti. Si apre quindi una fase confusa, con la maggioranza di governo che sembra essersi sgretolata.

Confuso anche il futuro della legislatura, con i deputati cinquestelle che chiedono di andare immediatamente al voto confermando l’Italicum alla Camera e, anzi, proponendo di applicarlo pure al Senato, dove dopo la bocciatura della riforma manca una legge elettorale. D’accordo con la richiesta grillina le altre opposizioni, anche se in molti chiedono una nuova legge elettorale.

Servirà quindi un governo che si occupi di portare il Paese alle elezioni, magari scrivendo una nuova legge elettorale. I nomi che circolano sono quelli del presidente del Senato Piero Grasso, del ministro del Tesoro Giancarlo Padoan o del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Di certo, dice un redivivo Silvio Berlusconi, «spetta al Pd dare vita al nuovo governo». Una mossa che cerca di inchiodare il Pd alle responsabilità di governo per evitare che Renzi si possa creare una nuova verginità politica con l’appoggio esterno a un governo tecnico.

C’è poi la questione interna al Pd, con la direzione nazionale del partito che è stata rinviata adomani. Nella notte del referendum in molti parlavano di un Renzi pronto a lasciare anche la guida del partito. Per questo ieri l’ex segretario Pierluigi Bersani ha voluto rivendicare il proprio ruolo nella vittoria del No e ha invocato un cambio di strategia promettendo impegno “per la stabilità e per una netta e visibile correzione delle politiche”.

Una posizione a cui ha risposto a nome del “Giglio magico” il sottosegretario Luca Lotti. “Tutto è iniziato col 40% nel 2012. Abbiamo vinto col 40% nel 2014. Ripartiamo dal 40% di ieri!” il suo messaggio. Il congresso del Pd è già iniziato.

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