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Le barricate dei nativi rimangono nonostante il monito di Trudeau

Le barricate dei nativi rimangono nonostante il monito di Trudeau

Le barricate dei nativi rimangono nonostante il monito di Trudeau

TORONTO – Le barricate rimangono in piedi, nonostante il monito di Justin Trudeau.

A due giorni dalla richiesta del primo ministro di porre fine ai blocchi dei nativi lungo le linee ferroviarie canadesi, la situazione di stallo continua.

Da un lato la protesta in solidarietà ai chief ereditari dei Wet’suwet’en continua, con le barricate lungo i binari ferroviari in numerose località, dall’altro l’Rcmp ha deciso per ora di non usare la mano pesante e attende.

Siamo chiaramente di fronte a una situazione molto delicata, dove ogni azione deve essere passata al vaglio con la massima cautela.

All’interno del governo liberale c’è ancora chi spera di poter superare l’impasse attraverso il dialogo con i gruppi di nativi che da oltre due settimane stanno tenendo sotto scacco il sistema dei trasporti su rotaia dell’intero Paese.

Ma nell’esecutivo sembra diventare maggioritaria la posizione dei falchi, di coloro che ritengono che il tempo delle trattative sia finito e che si debba ricondurre la situazione verso la normalità. In ogni caso il governo ha deciso di lasciare la massima autonomia alle forze di polizia, che dovranno decidere le modalità e la tempistica d’intervento.

È da giovedì che l’Rcmp ha lasciato l’area all’interno della riserva dei Wet’suwet’en, una condizione questa posta dai chief ereditari per porre fine alla protesta. Ma a quanto pare la mossa della polizia federale non è stata giudicata sufficiente.

Sabato il gruppo dei chief che si oppongono alla costruzione del gasdotto Coastal GasLink ha raggiunto Belleville, dove da più di due settimane sta avendo luogo il blocco organizzato dai Mohawks in solidarietà con la First Nations della British Columbia. Nell’incontro è stata ribadita la volontà di proseguire con la protesta e di respingere la richiesta di Trudeau di abbattere le barricate lungo la linea ferroviaria.

Ma in realtà la questione è molto più complessa, anche perché bisogna ancora capire chi rappresenta cosa. La maggioranza dei leader eletti dei Wet’suwet’en si è già espressa a favore della costruzione del gasdotto, una scelta questa appoggiata dalla maggior parte della popolazione. I chief ereditari dei Wet’suwet’en però mettono in discussione l’autorità dei leader eletti, sostenendo di rappresentare un’autorità superiore.

Ci sono quindi delle divisioni e delle spaccature anche all’interno delle First Nations: basta pensare che oltre 20 tribù hanno già firmato l’accordo per la costruzione del gasdotto, che prevede una serie di contributi e royalties per le popolazioni aborigene che vivono nei territori lungo i quali dovrebbe passare il Coastal GasLink.

Ora resta da capire cosa farà la polizia, visto che il governo in sostanza ha dato il suo benestare all’intervento.