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Justin Trudeau e la moglie Sophie in autoisolamento

Justin Trudeau e la moglie Sophie in autoisolamento

Justin Trudeau e la moglie Sophie in autoisolamento

TORONTO – Justin Trudeau e la moglie Sophie in autoisolamento. La notizia è arrivata ieri in tarda mattinata, quando il primo ministro si stava preparando per l’inaugurazione del vertice con i premier delle Province e dei Territori per discutere dell’emergenza coronavirus. Trudeau ha optato per la quarantena volontaria dopo che la moglie, di ritorno da un evento in Gran Bretagna, ha mostrato i primi sintomi influenzali.

Sia il primo ministro che la Firts Lady canadese hanno eff­ettuato un tampone. Al momento in cui andiamo in stampa non sono ancora stati resi noti i risultati.

Trudeau, comunque, per tutta la giornata di ieri si è mantenuto in contatto telefonico con i premier. L’obiettivo del meeting, poi posticipato, era fare fronte comune per aff­rontare l’emergenza coronavirus.

Il vertice, che si terrà nei prossimi giorni, servirà a fare il punto della situazione e, allo stesso tempo, a stilare una tabella di marcia sui provvedimenti da adottare alla luce degli ultimi sviluppi.

È evidente che tutto è cambiato nelle ultime ore. La decisione di Donald Trump di bloccare tutti i voli dall’Europa per i prossimi 30 giorni conferma come a Washington ci sia ormai la consapevolezza che la situazione negli Stati Uniti sia ben più drammatica rispetto alla percezione generale.

E allo stesso tempo, l’arrivo del contagio negli Usa potrebbe essere parallelo a quello qui in Canada.

Nel nostro Paese, per ora, i numeri sono ancora abbastanza contenuti. Ma è del tutto evidente che questo periodo di relativa calma terminerà a breve, come confermano i 17 nuovi contagi registrati ieri in Ontario.

Ecco allora che diventerà fondamentale la piena collaborazione tra i due livelli di governo – quello federale e quello provinciale – mettendo da parte incomprensioni del passato e casacca politica.

Nel vertice di Ottawa, la cui data deve quindi essere ancora fissata, dovranno essere stabilite procedure comuni dal punto di vista sanitario – cioè come le singole province dovranno aff­rontare il possibile boom dei contagi – e sarà necessario anche decidere quanti fondi aggiuntivi il governo federale metterà a disposizione alle singole amministrazioni provinciali.

È chiaro che il miliardo di dollari annunciato mercoledì da Trudeau è del tutto inadeguato ad affrontare la sfida posta dal coronavirus. Serviranno ben altre risorse, che saranno contenute già nel budget federale del 30 marzo.

Allo stesso tempo i premier e il primo ministro dovranno studiare a fondo i vari possibili scenari del contagio, così come gli strumenti politici e amministrativi da adottare per garantire il funzionamento dei servizi basilari, gli approvvigionamenti, e più in generale il proseguimento della vita quotidiana nelle zone colpite dal contagio.

Da più parti, è arrivata la richiesta da parte dei premier di aff­rontare il vertice con atteggiamento costruttivo, con la consapevolezza che siamo di fronte a una probabile emergenza nazionale che potrà essere superata solamente con il massimo livello di cooperazione e responsabilità da parte di tutti quanti.

Anche perché i dati e le proiezioni sul possibile contagio in mano al governo federale dipingono uno scenario apocalittico.

Il ministro della Sanità Patty Hajdu ha dichiarato che il Covid-19 potrebbe infettare una percentuale consistente della popolazione canadese, dal 30 al 70 per cento.

“Di certo – ha dichiarato l’esponente del governo liberale durante una seduta della commissione Salute della House of Commons – siamo di fronte una crisi e un’emergenza nazionale. Abbiamo una variegata lista di stime, ma credo che sia abbastanza sicuro il poter dire che tra il 30 e il 70 per cento della popolazione canadese potrebbe contrarre il coronavirus”.

Hajdu ha poi fatto riferimento alle fasce maggiormente a rischio della nostra popolazione. “Mentre la maggior parte dei contagiati potranno superare la fase di malattia, dobbiamo lavorare insieme per proteggere i nostri anziani, le persone con condizioni di salute pregresse e più in generale i gruppi maggiormente vulnerabili”.

Trudeau sempre ieri ha sentito al telefono il premier italiano Giuseppe Conte, esprimendo il suo sostegno alle misure messe in piede dal governo italiano per far fronte alla crisi.