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In fuga da Trump con l’asilo politico in Canada

In fuga da Trump con l’asilo politico in Canada

TORONTO – Con la vittoria di Donald Trump le richieste di asilo politico in Canada da parte di cittadini americani si sono quintuplicate. Lo confermano i numeri in mano alla Canadian Press, che mettono in luce come in generale – pur parlando di valori ancora molto piccoli – vi sia stata una tendenza al rialzo per tutto il 2016, culminata con una vera e propria impennata nel mese di novembre. Nello stesso mese del 2015, appena 5 cittadini americani si erano presentati alla frontiera canadese chiedendo lo status di rifugiati politici: a un anno esatto di distanza, il numero è arrivato a quota 170, con 28 solamente a novembre, il mese in cui il magnate newyorchese ha battuto Hillary Clinton nella corsa alla Casa Bianca diventando il presidente eletto americano.

Già la sera stessa delle elezioni, quando ormai era chiaro che la vittoria sarebbe stata ad appannaggio del candidato repubblicano, sui social media si era diffusa la notizia – poi confermata – che il sito dell’Immigrazione canadese si era bloccato a causa del numero di accessi che arrivavano da computer negli Stati Uniti.
Da lì era nata la leggenda metropolitana della possibile fuga di massa dagli States verso il Canada: i numeri presentati ieri smontano sostanzialmente questa ipotesi, ma confermano comunque un disagio percepito al Sud del confine.
Quella dell’asilo politico richiesta dagli americani ai confini canadesi rappresenta una goccia nell’oceano, visto che secondo i dati in possesso della Canadian Border Security Agency nel 2016 sono stati in tutto in 5.939 a chiedere lo status di rifugiato nel nostro Paese una volti varcati i confini nazionali.
Negli ultimi anni la stragrande maggioranza dei cittadini americani giunti in Canada per chiedere asilo era rappresentata dai soldati renitenti alla leva, soprattutto quando gli Stati Uniti erano attivamente coinvolti nei conflitti in Iraq e in Afghanistan: giovani – spesso giovanissimi – che si vedevano costretti a partire per andare a combattere e che preferivano la via della fuga pur di non rispondere alla chiamata. Giovani, aggiungiamo, che molto spesso sono stati rimandati negli Stati Uniti, dove hanno dovuto affrontare la corte marziale e, in alcuni casi, il carcere.
Per ora la fuga dall’America di Trump non ha raggiunto dimensioni bibliche. Resta da capire cosa accadrà nei prossimi mesi, quando Trump entrerà alla Casa Bianca.

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