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Il nuovo Corriere spegne la terza candelina

Il nuovo Corriere spegne la terza candelina

Il nuovo Corriere spegne la terza candelina

di Francesco Veronesi

TORONTO – Il nuovo Corriere Canadese spegne la terza candelina. Sono passati esattamente tre anni da quando, il 18 novembre 2013, il giornale è tornato nelle case degli italocanadesi dopo una pausa di sei mesi dovuta al fallimento della vecchia società editrice e al rilancio voluto da una cordata di imprenditori guidata dall’ex ministro federale Joe Volpe. In questi tre anni il Corriere è stato in grado di riconquistarsi l’affetto e la fiducia della nostra comunità, allargando mese dopo mese la sua base di abbonati, di sostenitori e di lettori, che per cinque giorni alla settimana hanno avuto la possibilità di tenersi informati sui fatti di attualità, di politica, di sport del Canada, dell’Italia e del mondo, insieme agli eventi della nostra comunità, il tutto in lingua italiana.

In questi anni il giornale, giorno dopo giorno, ha seguito da vicino gli eventi più importanti che hanno accompagnato la vita degli italocanadesi.

In questi tre anni il nostro giornale non si è limitato a raccontare lo sviluppo della comunità italocanadese, ma ha allargato il suo raggio di azione, andando a coprire notizie esterne alla comunità ma che, allo stesso tempo, avevano delle importanti conseguenze su tutti gli italocanadesi.

Molte volte siamo stati in grado di centrare il bersaglio nelle sviluppare tematiche e inchieste che hanno avuto un impatto a livello nazionale. Non si può dimenticare, tra le tante, la nostra serie di servizi sul famigerato “Sito della vergogna”, il travel advisory che era stato lanciato dal precedente governo dai contenuti carichi di stereotipi contro l’Italia e gli italiani. In seguito alla nostra inchiesta, e grazie alle successive pressioni dell’Ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, il ministero degli Esteri di Ottawa decise di intervenire, modificando i contenuti del travel advisory.

E vale la pena ricordare la nostra inchiesta, iniziata proprio il 18 novembre 2013, sull’immigrazione e sulle difficoltà incontrate dagli italiani desiderosi di venire a vivere e lavorare in Canada. Un’inchiesta, lo ricordiamo, che scatenò addirittura la reazione del precedente governo federale, che fu costretto a organizzare una conferenza stampa a Toronto – alla quale presero parte tre ministri, Jeson Kenney, Julian Fantino e Joe Oliver – per dimostrare come i nostri articoli “non rispecchiassero la realtà” e fossero spinti da una “chiara motivazione politica”. Ma il Corriere non aveva fatto altro che riportare numeri e cifre forniti dal governo stesso, che evidentemente aveva deciso di mettere sotto accusa la matematica e il buon senso.

In questi anni ci siamo spinti oltre, affiancando ai servizi più scottanti – la costruzione dell’ospedale a Vaughan, la vicenda legata a Villa Charities – analisi, commenti, opinioni ed editoriali. A volte controversi, a volte polemici, a volte contestati da alcuni esponenti comunitari. E proprio per questo abbiamo alimentato il dibattito, pubblicando tutte le opinioni, anche e soprattutto quelle distanti anni luce dalle nostre.

Abbiamo ascoltato la comunità, le sue preoccupazioni, abbiamo dato spazio alla rabbia e al disagio in una vicenda assurda come quella della possibile eliminazione dell’insegnamento della lingua italiana nei provveditorati cattolici di Toronto e della York Region. E la nostra serie di articoli – in merito a una vicenda completamente ignorata dagli altri mezzi di informazione – è stata uno dei fattori che hanno contribuito al salvataggio dell’insegnamento della Bella Lingua.

Non abbiamo mai abbassato la guardia sulle spinte che venivano dall’esterno contro la nostra comunità. A chi ci accusava di essere un giornale troppo vicino al Partito Liberale – per via del passato politico del nostro editore Joe Volpe – abbiamo risposto con una durissima critica rivolta al primo ministro Justin Trudeau per la mancata nomina di italocanadesi nella squadra di governo prima e nel Senato poi.

Senza fare troppi calcoli politici, il Corriere – pur sbagliando, pur commettendo errori e ingenuità – ha cercato in questi tre anni di difendere sempre e comunque gli interessi della nostra comunità. Quando Rogers ha deciso di staccare la spina al telegiornale di Omni in lingua italiana, il Corriere è sceso in campo e ha combattuto duramente, insieme ad altri componenti della comunità, una dura battaglia, che purtroppo è stata persa. E quando si è trattato di essere critici con alcune organizzazioni italiane – una su tutte, il Comites scaturito dalle ultime elezioni – non ci siamo certo tirati indietro.

Con il passare dei mesi, il Corriere ha aumentato la sua presenza online, che oggi è di tutto rispetto e viaggia sulla media dei 3 milioni di contatti mensili e circa 4mila visitatori unici al giorno del nostro sito web. Dati questi che sono in continuo aumento e che rappresentano un segnale positivo in vista di una futura crescita su Internet e sui social media, Facebook e Twitter in primis.

In concomitanza con il suo terzo compleanno, il Corriere Canadese vuole ringraziare innanzitutto i suo fedeli e affezionati lettori, che continuano a dimostrare giorno dopo giorno, edizione dopo edizione, il loro affetto e la loro vicinanza. Senza dimenticare i preziosi consigli – e ogni tanto, le critiche costruttive, che servono sempre – dei nostri abbonati e di chi ci segue quotidianamente. Un ringraziamento ovviamente anche a tutti coloro che in questi anni hanno deciso di far pubblicità sulle nostre pagine, sostenendo il giornale e gettando le basi per la sua futura crescita. E un affettuoso saluto anche a coloro che in questi tre anni hanno mal sopportato la presenza – a volte scomoda, a volte fastidiosa – del Corriere e hanno cercato in tutti i modi di contrastarlo ed affossarlo. Senza di voi, davvero, non avremmo proprio trovato la forza di andare avanti.

(Venerdì 18 novembre 2016)

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