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I porti e gli scali della coca, dall’Italia sino al Canada

I porti e gli scali della coca, dall’Italia sino al Canada

TORONTO – Duecento chili di cocaina purissima, proveniente dalla Colombia, che sarebbero dovuti entrare nel porto di Livorno per poi essere distribuiti, sul mercato, in tutta Italia. Ma qualcosa andò storto e – per evitare eventuali controlli doganali – gli spacciatori decisero di buttare la droga in mare.

Accadeva due anni fa, nel Mar Tirreno, davanti alle coste della Toscana, ma continua ad accadere ancora oggi e con frequenza sempre maggiore. La spia di un’ emergenza che crescerà sempre di più nei due anni successivi.

Nel 2018, gli agenti della Guardia di Finanza e della Polmare hanno sequestrato 327 chili di droga arrivati in porto a Livorno, con un +134% rispetto all’anno precedente, mentre nei primi dieci mesi di quest’anno siamo già arrivati a quota 1.100 chili.

L’aumento del traffico non riguarda solo lo snodo di Livorno ma il fenomeno è europeo. Secondo Europol, nel 2019 – nelle dogane del Vecchio Continente – saranno stati intercettati carichi per circa 200 tonnellate di droga, il 30% in più rispetto alle 150 del 2018 ed alle 140 dell’anno precedente.

Sono dati che riporta il giornale Il Fatto Quotidiano – nella sua inchiesta sul traffico di cocaina – come ritratto di un fenomeno davvero inquietante.

Nei soli porti italiani, infatti, la crescita del tra¢ – co (e quindi dei sequestri) è ancora più ampia: dal primo gennaio al 31 ottobre, rilevano i dati del consorzio giornalistico dell’European Investigative Collaborations, negli scali italiani sono state intercettate più di cinque tonnellate di droga, il +168% rispetto allo scorso anno.

Dalle inchieste in corso aperte dalle Procure di Genova, Livorno e Reggio Calabria, emerge come il traffico di stupefacenti sia in mano soprattutto alla ’ndrangheta che assolda i camalli, gli scaricatori di porto, per far passare la cocaina e suddividerla nei principali scali italiani ed europei.

Se le mafie si specializzano nei nascondigli della droga, sono aumentati anche i controlli e le tecniche per intercettarla: spesso non bastano più i cani che fiutano gli stupefacenti ma vengono eミ ettuati controlli su tutti i carichi sospetti attraverso la “scannerizzazione”, la modalità che permette di individuare tonnellate di cocaina anche se nascosta nelle intercapedini di metallo delle navi.

In Canada, lo scorso 12 agosto, l’RCMP sequestrava 97 chilogrammi di cocaina in un camion che transitava sull’Ambassador Bridge, a Windsor.

Il Canada Border Services Agency – il primo di ottobre – ha sequestrato 148 chilogrammi di cocaina nel porto di Quebec City. La droga è stata trovata dagli agenti a bordo del Navios Luz, un mercantile battente bandiera di Panama, che trasportava palline di ferro.

Ed infine, la scorsa settimana, gli agenti della DEA statunitense hanno sequestrato altri 81 chilogrammi di cocaina destinata al mercato canadese, in gran parte per l’Alberta.

Negli ultimi dodici mesi, le forze dell’ordine canadesi hanno sequestrato 1.430 chilogrammi di cocaina e di crack. Solo in Nordamerica, il traffico di cocaina è un affare da 150 miliardi di dollari l’anno.

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