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I cinesi con la Fiat alla conquista del Nord America

I cinesi con la Fiat alla conquista del Nord America

TORONTO – Acquistare la Fiat Chrysler, per potersi assicurare la rete di distribuzione presente negli Usa e in Canada e partire alla conquista del mercato nordamericano. È questa l’ipotesi che sta circolando da giorni riguardo l’interessamento di alcuni giganti dell’auto cinesi all’acquisizione della Fca, interesse che secondo Automotive News si sarebbe concretizzato con una prima offerta respinta perché non ritenuta sufficiente. Ma nel complicato scacchiere del settore automobilistico ogni mossa rischia di mettere in pericolo il fragile equilibrio economico, commerciale e politico che regge il sistema. E non è certo un caso che la notizia sia filtrata proprio alla vigilia del primo round di negoziati del Nafta, dove si parlerà anche di auto e componentistica. Secondo Automotive News, la compagnia cinese che avrebbe tentato un primo concreto approccio a Sergio Marchionne sarebbe stata la Great Wall 
otors, la principale produttrice di SUV in Cina, che nel 2016 ha messo sul mercato poco più di un milione di vetture. Ma gli addetti ai lavori rivelano come Fiat Chrysler Automobiles sia appetita anche dalle quattro sorelle cinesi, le maggiori ditte automobilistiche controllate direttamente dallo Stato cinese: la SAIC, Chang’an Motors, FAW Group, e Dongfeng Motor.
La prima, in particolare, dal 1998 sta portando avanti una joint venture con la Volkswagen e negli anni ha intavolato una strategia ben precisa di penetrazione dei mercati auto occidentali, con l’acquisto dello storico brand britannico MG e l’inaugurazione di uno stabilimento a Birmingham, in Michigan, finalizzato alla ricerca sulla componentistica. Primi timidi passi al di fuori della Cina, che però hanno mostrato la volontà del gigante cinese di investire all’estero.
“La chiave è rappresentata dalla distribuzione – dichiara al Corriere Flavio Volpe, presidente della Automotive Parts Manufacturers’ Association (APMA), in partenza per Washington per il negoziato Nafta – l’eventuale acquisizione della Fiat Chrysler Automobiles garantirebbe l’accesso alla rete di concessionari nel continente nordamericano”. Ed è proprio per questo che il gruppo guidato da Marchionne fa gola a tanti in Cina. Senza dimenticare che l’interesse cinese per il settore auto in generale è stato confermato negli ultimi anni da alcune acquisizioni da parte di compagnie cinesi di aziende specializzate nella componentistica auto in Nord America, con il pressing che continua tuttora nei confronti di compagnie in Ontario, molte delle quali fondate e amministrate da italocanadesi.
Insomma, i giganti dell’auto cinesi stanno portando avanti con successo questa agenda che si prefigge la penetrazione nel più importante mercato automobilistico mondiale.E la FCA rappresenta una tappa fondamentale in questa road map che negli anni passati ha visto l’acquisizione di importanti marchi europei, dalla Saab alla Volvo. La rete di concessionari, gli stabilimenti e le aziende di componentistica auto collegate sono i tasselli che andrebbero a completare il puzzle studiato a Pechino e Shanghai per arrivare in vetta al mercato. Senza dimenticare un’altra questione di grande importanza, quella legata alle strette norme riguardo il “local content” già al centro della trattativa sulla Trans Pacific Partnership (TTP) – poi naufragata per volere della nuova amministrazione Trump – e che saranno sicuramente affrontate anche nei negoziati sul nuovo Nafta. 
La presenza “in loco” permetterebbe alle giganti cinesi dell’auto di bypassare le limitazioni imposte da tariffe e dazi doganali e di diventare competitive e appetibili. 
Ma c’è, ovviamente, anche un secondo risvolto nella vicenda, che rafforza e dà sostanza alle voci sull’interesse delle grandi compagnie auto cinesi a FCA. L’eventuale acquisizione di Fiat Chrysler Automobiles permetterebbe l’accesso anche all’altro grande mercato automobilistico mondiale, quello europeo. E questo, da un punto di vista strategico, avrebbe un valore inimmaginabile. Ecco allora che iniziano ad avere un senso le continue prese di posizione del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che ha più volte chiesto l’attivazione di norme che limitino o impediscano la scalata di società europee da parte di gruppi cinesi e che potrebbe annunciare una stretta in tal senso a settembre. 
Stando ai dati presentati nei giorni scorsi dal Financial Times, solamente nel 2017 le aziende cinesi avrebbero acquisito società europee per un valore di 35 miliardi di euro (52,41 miliardi di dollari canadesi).
Ma il possibile acquisto di FCA da parte di un gruppo cinese avrebbe anche un’ulteriore conseguenza legata a un possibile salto qualitativo del settore auto di Pechino. L’esempio che viene alla mente è quello del 2010, quando la cinese Geely Auto comprò la svedese Volvo. Quest’ultima compagnia, dopo anni di fiacca e di stallo nelle vendite, andò incontro a un pieno rilancio, mentre l’azienda cinese entrò in possesso di tecnologie e know-how che le permisero di diventare una delle compagnie più innovative – soprattutto sul fronte delle auto elettriche – nel mercato cinese.
Adesso bisogna solamente aspettare le nuove mosse di Pechino e Shanghai. Con la quasi certezza che arriverà una nuova offerta: resta da capire se sarà irrinunciabile o meno.
 
 
 
 

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