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ColumbusCentre: Il board dice no. Meeting nella sinagoga

ColumbusCentre: Il board dice no. Meeting nella sinagoga

TORONTO – Il popolo del Columbus Centre non si arrende. Il no del Toronto Catholic District School Board all’uso di una delle sue scuole per un meeting pubblico non ha affatto scoraggiato l’mpp Mike Colle, i membri della Columbus Athletic and Social Association e tutti coloro che sostengono l’esistenza del centro comunitario. 
Certo il diniego ha mandato su tutte le furie gli organizzatori ma la determinazione di incontrarsi per parlare del futuro del centro caro alla comunità è grande. «Non ci hanno dato il permesso di riunirci nè alla Dante Alighieri e neppure alla Regina Mundi, ma non ci siamo persi d’animo – dice il deputato provinciale Mike Colle – mercoledì 13 dicembre ci incontreremo alle 7 di sera nella Beth Torah Congregation, la sinagoga che si trova al 47 Glenbrook Avenue. 
Un grazie di cuore agli ebrei che ci hanno concesso di usare questo posto».
Di certo doversi rivolgere ad un’altra comunità, in questo caso ebraica, non è stata una scelta, ma una necessità di fronte ai ripetuti no del board cattolico di Toronto: no alla Dante e no alla Regina. 
Questa volta non si può accusare il TCDSB di non essere stato trasparente: il no detto a Colle ha tutta l’aria di un no verso le persone che non sostengono il progetto del TCDSB/Villa Charities Inc. Una sorta di ripicca infantile che non fa di certo onore a chi ha preso questa decisione.
Quello del 13 dicembre sarà un meeting importante nel quale, dice Colle, «tutti coloro che sono interessati dalla demolizione del Columbus Centre e dalla costruzione di un altro edificio» possono esprimere il proprio parere, manifestare i propri dubbi, esternare i propri desideri.
C’è di mezzo il futuro del Columbus Centre come struttura, dei suoi membri, quello di due scuole. 
«Non è cosa da poco – dice Colle – ci sono di mezzo anche ben 32.8 milioni di dollari che dovrebbero essere stanziati dal ministro Hunter al board cattolico di Toronto».
Ed è proprio per riuscire a capire in che modo il board cattolico di Toronto gestisce il denaro che Ian Duncan MacDonald, fondatore della Columbus Athletic and Social Association (CASA), ha chiesto al ministro Mitzie Hunter di nominare un investigatore. I nodi da sciogliere, si legge nella richiesta, sono tanti a cominciare dal determinare se esiste davvero il bisogno di un’altra scuola e quindi di spendere i 32.800mila dollari concessi dal governo dell’Ontario in quanto le iscrizioni sono scese da 1.500 sei anni fa a 900 quest’anno. Ed ancora: sono stati davvero usati per accomodare la scuola i 4 milioni assegnati dal governo?  
A quale pro il TCDSB nel gennaio di quest’anno ha speso 18 milioni di dollari  per acquistare 3 acri e mezzo di terreno dalle Suore del Buon Pastore?  Non è irresponsabile per il TCDSB acquistare il bene da Villa Charities considerato che la proprietà del terreno è discutibile? Ma non è tutto. “Il TCDSB e VCI hanno pagato, sembra, oltre 3 milioni di dollari in spese legali e parcelle di ingegneri ed architetti, solo in questo ultimo mese hanno sborsato tra i 50mila e il 75mila dollari ai consulenti di pianificazione Maximum City and Dillon Consulting – si legge nella lettera inviata al ministro dell’Istruzione – per un ente caritatevole e un board scolastico queste spese non sono in linea con le direttive del governo su come andrebbe speso il denaro pubblico e  quello frutto di beneficenza”. 
E mentre si attende la decisione del ministro Hunter, la trustee Maria Rizzo, per salvare il centro comunitario, propone che il governo ritenga il Columbus Centre “in the provincial interest”. «Di interesse provinciale possono essere dichiarati ad esempio i parchi nazionali, ma succede di rado – dice l’mpp di Eglinton/Lawrence – una cosa così non può avvenire soprattutto quando si ha a che fare con una domanda di riqualificazione. La domanda è ancora lì, non è stata affatto ritirata». 
Intanto ieri sera Villa Charities Inc. e il TCDSB hanno tenuto un altro workshop comunitario. Lo scopo è quello di dimostrare che la comunità è felice del progetto. Ma come si dice “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.
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