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Columbus Centre: Una comunità sul piede di guerra

Columbus Centre: Una comunità sul piede di guerra

TORONTO – Le lettere si susseguono l’un l’altra. I destinatari sono quelli che con un loro no potrebbero fermare la demolizione del Columbus Centre. Dal ministro Mitzie Hunter, al direttore all’Istruzione Rory McGuckin, allo staff, ai superintendent e ai trustee del board cattolico di Toronto.
Ad inviarle, e a farle pervenire al Corriere, che segue passo passo  gli sviluppi del controverso progetto del Toronto Catholic District School Board e di Villa Charities Inc, sono persone di ogni età e origine. Lettere nelle quali si può avvertire  il grande disappunto, la frustrazione, la rabbia anche per il paventato smantellamento del Columbus Centre.
Nella sua missiva al ministro Hunter, che pubblichiamo a lato,  l’assistente sociale in pensione Paula Warren oltre a dirsi “orgogliosa di vivere in un paese in cui sono considerati i bisogni di tutti, non solo i ricchi”, trova vergognoso che “persone benestanti possano appropriarsi del centro per trarne un guadagno economico”. 
Ma quel che colpisce maggiormente nella lettera è che la Warren punta il dito contro il tanto decantato connubio tra giovani ed anziani.  
“È anche un po’ ironico che alcuni anni fa il Centro ha eliminato i campi da basketball utilizzati dagli adolescenti, perché il loro comportamento era di disturbo alle altre attività. Ora vogliono unire la scuola superiore al centro comunitario? Questo non ha senso per me”.
Anche Mauro Pontiero scrive alla Hunter una lettera che oltre a chiedere la nomina di un investigatore provinciale mette in chiaro che, sia il board cattolico che Villa Charities, da questa situazione ne usciranno con le ossa rotte. “A questo punto la gente non ha fiducia considerato come la VCI ha gestito questo problema e posso assicurarvi, che la reputazione del TCDSB sarà macchiata”, scrive Pontiero.
Segue lo stesso filone anche Wilma Eleanor Rebick che dopo aver brevemente sottolineato il pericolo che il Columbus Centre corre, invita la Hunter a nominare un investigatore. “Lei ha l’autorità di ritenere responsabile il provveditorato cattolico e Villa Charities”, scrive la Rebick.
Bloccare il TCDSB è quanto auspica anche Kersi Patel, residente nel quartiere di Lawrence/Bathurst da 25 anni e precisa che “mia moglie è cattolica, ma non è di origine italiana ed io non sono nè italiano e nè cattolico” e di avere, assieme ai suoi figli, “usato le strutture del Columbus Centre per il quale nutre un profondo attaccamento”. “Il TCDSB ha svolto un ruolo anticomunitario in tutto questo – scrive Patel – continua a tacere e a non rendere di dominio pubblico l’accordo che ha stipulato con la VCI. Ora, con le iscrizioni di nuovi studenti in calo (alla Dante Alighieri, ndr) perchè imbarcarsi in partnership ed acquisti immobiliari speculativi?”.
Una domanda lecita dettata dal buon senso. 
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