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Causa alla St. Michael’s, chiesti $1,65 milioni

Causa alla St. Michael’s, chiesti $1,65 milioni

TORONTO – Dito puntato contro la St. Michael’s College School. Un ex studente della prestigiosa scuola privata maschile, vittima di una violenza sessuale avvenuta l’anno scorso, ha intentato una causa contro la scuola che non avrebbe ottemperato al suo obbligo di “vigilare sulla sicurezza e l’incolumità degli allievi”.

L’adolescente e la sua famiglia hanno chiesto 1,65 milioni di dollari di risarcimento alla St. Michael’s College School, al suo consiglio di amministrazione, a tre ex studenti, ai Padri Basiliani che gestiscono la scuola nonché ad alcuni allenatori.

L’Ontario Superior Court ha concesso al ragazzo e alla sua famiglia la possibilità di procedere con l’azione legale senza dover essere identificato nei documenti giudiziari.

L’avvocato dell’ex studente Iain MacKinnon ritiene che considerata la “natura orrenda” di ciò che è accaduto al suo cliente occorre venga fatta giustizia.

«Ha sofferto moltissimo nell’ultimo anno. Non solo ha dovuto subire il trauma di essere stato aggredito in quel modo, è stato poi schernito ed è stato vittima di bullismo dopo che l’accaduto è venuto alla luce, quando è diventato pubblico», ha dichiarato il legale. Lo scandalo per le vicende avvenute nella scuola, che si trova al 1515 Bathurst Street, è stato enorme ed ha alimentato la discussione sul problema del bullismo e del nonnismo.

Lo scorso anno, dopo la comparsa su Instagram di alcuni video che riprendono violenze sessuali di gruppo, la polizia di Toronto ha arrestato sette studenti legati a due presunte aggressioni sessuali e a una aggressione a due vittime nella quale sono coinvolti giocatori di una delle squadre di football della scuola.

Il mese scorso, tre adolescenti si sono dichiarati colpevoli di violenza sessuale con un’arma – l’arma è un manico di scopa – in due episodi.

Uno degli adolescenti si è dichiarato colpevole di aver realizzato un video di pornografia infantile quando ha filmato la violenza sessuale con il suo cellulare.

Le accuse contro un altro studente sono state ritirate in estate, mentre i casi di altri due studenti sono chiusi, ma il Ministry of the Attorney General non ha divulgato i risultati, citando le disposizioni dello Youth Criminal Justice Act.

L’adolescente, indicato come John Doe nel suo procedimento legale, sostiene che dopo essere stato vittima di bullismo e violenza sessuale da parte dei suoi compagni di squadra, nei mesi seguenti è stato anche deriso: l’accaduto, secondo i documenti, ha causato al ragazzo depressione, ansia, traumi emotivi e insonnia.

L’adolescente, membro di una delle squadre di football della scuola, ha detto di essere stato colpito violentemente – dopo essere stato denudato negli spogliatoi – con le mani e il manico di una scopa da tre ragazzi mentre un altro studente filmava la scena con il suo cellulare.

Il video, sarebbe poi stato ampiamente condiviso sia all’interno che all’esterno della scuola. «A (John Doe) piace la scopa», era il ritornello usato da alcuni ragazzi per schernire la vittima sia dentro che fuori dalla scuola.

Poi, circa un mese dopo, il ragazzo, avvicinato dai suoi aguzzini al termine di un allenamento, ha tentato di scappare ma è stato fermato con uno sgambetto: diversi studenti lo hanno poi violentato con il manico di una scopa filmando quanto successo. «Urlavo per il dolore», ha detto il giovane.

“Pochi giorni dopo è stato condiviso sui social media una canzone in versione rap nella quale compariva la frase che “a (John Doe) piacciono le scope”, si legge nella dichiarazione giurata del padre della vittima.

«Quanto successo, ha causato a lui e ai suoi genitori una grande quantità di stress e ansia – ha detto MacKinnon – vogliono che chi ha permesso che ciò accadesse sia ritenuto responsabile, in primo luogo la scuola».

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