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Capital One: a rischio i dati di sei milioni di canadesi

Capital One: a rischio i dati di sei milioni di canadesi

TORONTO – Il motto della Capital One “What’s in your pocket ? – Cosa avete nel portafoglio?” oggi risuona quanto mai amaro e sarcastico. La banca e società finanziaria statunitense è stata infatti oggetto di un attacco informatico – di enorme portata – che ha messo a rischio i dati di ben cento milioni di cittadini statunitensi e di sei milioni di canadesi.

Nomi, date di nascita, indirizzi e numeri di telefono, email, estratti conto bancari e – soprattutto – ben un milione di social insurance number, ossia di numeri della previdenza sociale canadese, sono stati illecitamente sottratti dalla banca dati del gigante finanziario.

Lunedì, a Seattle, l’FBI ha proceduto all’arresto della 33enne Paige A. Thompson, una donna transgender che aveva lavorato come tecnico informatico per la Amazon Web Services, una compagnia che opera per la Capital One ma che gli inquirenti ritengono estranea all’accaduto.

I fatti risalgono a marzo scorso, quando Thompson – riuscendo ad inserirsi nella banca dati della Capital One – aveva sottratto e copiato l’enorme numero di dati personali relativi ai clienti della società, sia negli Stati Uniti che in Canada.

Thompson – che sul web compariva col soprannome “erratic” – si vantava online di aver compiuto la sottrazione dei dati, di fatto dando via alle indagini ed al suo successivo arresto da parte dei federali statunitensi, con l’accusa di frode e di abusi informatici. Thompson – secondo quanto emerso dalle indagini – avrebbe inoltre cercato di vendere online, al miglior offerente, i dati sottratti.

I clienti della Capital One coinvolti nella truffa informatica sono coloro i quali hanno richiesto carte di credito nel periodo tra il 2005 ed il 2016. In un comunicato stampa, Capital One Financial Corp. ha precisato che “nessun numero di carta di credito ed annesso codice segreto sono stati compromessi”.

La società si è inoltre impegnata ad o. rire gratuitamente ogni tipo di assistenza che riguardi la sicurezza e la protezione dati dei clienti coinvolti nell’incidente, contattandoli direttamente. Capital One – fondata 25 anni fa a Richmond, in Virginia – è la terza più grande distributrice di carte di credito in nordamerica dopo la JP Morgan Chase e Citigroup.

È fissata per domani la prima udienza in tribunale a cui è prevista la presenza della Thompson. Se ritenuta colpevole, rischia una multa pari a 250.000 dollari statunitensi ed una condanna sino ad un massimo di cinque anni di reclusione.

Nel frattempo, Equifax – agenzia di controllo del credito per il consumatore – dovrà pagare risarcimenti pari a 700 milioni di dollari statunitensi per un analogo incidente informatico che, nel 2017, aveva messo a rischio i dati personali di decine di milioni di clienti, tra Stati Uniti e Canada.

Giorgio Mitolo

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