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Bando delle armi, Ottawa prende ancora tempo

Bando delle armi, Ottawa prende ancora tempo

TORONTO – Se ne parla dopo le elezioni. È questa in poche parole la risposta del governo di Ottawa alle richieste di divieto di vendita e possesso di pistole, che dopo lo scorso fine settimana di violenza a Toronto, si fanno sempre più impellenti.

Non sembra esserci fretta per il ministro della Pubblica sicurezza Ralph Goodale che in una intervista mandata in onda dalla Cbc ha dichiarato che il governo sta valutando i risultati delle consultazioni pubbliche dello scorso anno e presenterà le sue proposte nell’ambito della prossima campagna elettorale.

«È opportuno che i partiti politici illustrino ai canadesi cosa intendono fare su questa particolare questione», ha affermato Goodale – per eventuali modifiche legislative occorrerà attendere la riapertura del Parlamento».

È trascorso un anno da quando il consiglio comunale di Toronto – sulla scia della sparatoria di Danforth che è costata la vita a due ragazze ed ha causato il ferimento di altre 13 persone – ha chiesto per la prima volta al governo federale di bandire le armi.

Richiesta rinnovata ancora lo scorso giugno quando durante la celebrazione della vittoria dei Toronto Raptors quattro persone sono state colpite da proiettili.

E pressioni sono ancora state fatte nei giorni scorsi dopo un weekend da Far West: è stato di 14 sparatorie e 17 feriti il bollettino di guerra.

“Inaccettabile e straziante”, ha detto il sindaco John Tory. Per ora tutto tace. Come Goodale, anche il ministro della Sicurezza delle frontiere e della riduzione del crimine organizzato Bill Blair ha indicato di essere a favore di un divieto delle armi d’assalto ma non delle pistole citando sia l’alto costo dell’indennizzo ai proprietari – da 1,5 a 2 miliardi di dollari – sia le difficoltà a far funzionare una eventuale legge.

«A mio avviso limitare ai criminali la possibilità di aver accesso alle armi non sarebbe la misura più efficace perché aumenterebbe il problema del loro contrabbando attraverso il confine», ha detto l’ex chief della polizia di Toronto.

Ciò che Ottawa sembra prepararsi a fare è creare un quadro legislativo per consentire alle principali città di attuare misure locali di controllo delle armi circa la vendita, la custodia e il trasporto di pistole. Come funzionerà esattamente resta da vedere, in particolare in Ontario, dove il Premier Doug Ford ha già respinto l’idea di un divieto a Toronto, dicendo che punirebbe i proprietari di armi rispettosi della legge piuttosto che i criminali.

Una nota informativa sulle consultazioni nazionali, pubblicata lo scorso autunno da Public Safety Canada, afferma che un divieto “colpirebbe principalmente” i collezionisti e i tiratori sportivi che possiedono la maggior parte delle 900.000 pistole registrate del paese, mentre avrebbe un impatto “indiretto” sul mercato illegale riducendo il numero di armi che potrebbero essere potenzialmente rubate. Il rapporto suggerisce inoltre che le prove sull’efficacia dei divieti di armi rimangono inconcludenti.

“In tutti i casi, i dati non dimostrano in modo conclusivo che questi divieti di armi da fuoco o da armi d’assalto abbiano portato a riduzioni della violenza armata, sebbene alcuni studi abbiano portato ad altri risultati”, si legge.

L’ultimo sondaggio globale sulle armi di piccolo calibro, finanziato in parte dal governo australiano, stima che in Canada – come in Francia – ci siano un totale di 12,7 milioni di armi da fuoco legali e illegali nelle mani dei cittadini mentre negli Stati Uniti il numero è stratosferico: 393,3 milioni di pistole vale a dire 120.5 pistole ogni 100 persone.

Il pressing su Ottawa non sta dando comunque alcun risultato: l’eventuale scarsa convinzione sull’e¢cacia del bando delle armi spinge il governo federale a temporeggiare. Se ne parla dopo le elezioni.

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