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Stephanie Fusco D’Amico: “Salvate il Columbus Centre”

Stephanie Fusco D’Amico: “Salvate il Columbus Centre”

Mio nonno, Anthony Fusco, si è sacrificato per la sua famiglia, si è battuto per proteggere le nostre origini e la nostra lingua attraverso un progetto rivolto alle nuove generazioni e da lasciare loro in eredità.
Anche se non parlo per suo conto, questa sera, sono qui come una nipote di quegli immigrati che hanno lavorato duramente per assicurare alla mia generazione – la futura generazione di giovani italocanadesi – i benefici scaturiti dall’idea di fondare il Columbus Centre.
Il Columbus Centre è stato costruito sull’impegno che gli italocanadesi hanno preso per le generazioni future, un messaggio per ricordare la forza e lo spirito della nostra comunità. 
Il Columbus Centre sarebbe stato il nostro punto di incontro, il nostro centro comunitario, il nostro cuore pulsante. Il posto al quale apparteniamo. Il posto dove fare la differenza.
A dire il vero, il Columbus Centre è stato tutto questo e anche di più per le migliaia di italocanadesi e canadesi di diverse estrazioni etniche che hanno varcato la sua soglia ogni anno. Eppure quelle porte stanno per chiudersi.
Negli anni ‘70, mio nonno si è unito ad  altri italocanadesi per sollecitare donazioni, presiedere a raccolte fondi e vendere mattoni simbolici a insegnanti, operai e uomini d’affari per la costruzione del Centro che oggi il TCDSB propone di demolire.
Non immagino una vita senza il Columbus Centre, e altrettanto non dovrebbero fare i miei o i vostri figli. Io – come molti dei vostri ragazzi – ho speso innumerevoli ore in quelle stanze per lo studio dell’arte, della danza e della lingua italiana. 
Campi scuola estivi alternati a tuffi in piscina o pause pranzo al Caffè Cinquecento rappresentano i ricordi più vivi nella mia memoria. E le mie ore di servizio sociale sono state portate a termine presso l’asilo nido. 
La festa per il mio addio al nubilato si è svolta nella rotonda. Mi sono sempre sentita come a casa nel Columbus Centre, e lo è stato veramente, sono cresciuta lì.
So di essere solo un individuo, ma sappiate che questo legame va al di là delle mie esperienze. Migliaia hanno qui le proprie radici. E come si dice, un albero senza radici è solo un pezzo di legno. Lo stesso vale per un centro comunitario che non è più il fulcro dello scopo previsto.
Abbiamo il compito di assicurare che la luce che ha illuminato tre generazioni di italocanadesi rimanga accesa, senza ostacoli, in modo che le nostre origini restino vive, con orgoglio, nella nostra casa, il Canada.
Esorto con rispetto il direttivo a sospendere questo progetto proposto e a consultarsi con la comunità nel cercare una soluzione equilibrata. La scuola può essere costruita sul terreno di cui il provveditorato è già in possesso, se lo desiderate. Ma, per favore, salvate il Columbus Centre.
 

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