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Columbus Centre – DiCaita al Corriere: “Fatevi i c…i vostri!”

Columbus Centre – DiCaita al Corriere: “Fatevi i c…i vostri!”

Foto: Anthony DiCaita
 
TORONTO – È iniziata male ed è andata anche peggio. Mi riferisco alla “consultazione pubblica” organizzata da Villa Charities (VCI) e dal Toronto Catholic District School Board (TCDSB) per “vendere” il loro progetto più che sgradevole per la zona di Lawrence e Dufferin – ora ribattezzata “The Columbus/Dante Alighieri Community”. Accadono cose strane quando si assumono due “società di consulenza” per stabilire cosa pensi la comunità sulla distruzione di un bene già di sua proprietà, per sostituirlo con un imponente progetto edilizio.
 È come mascherare la realtà. Per cominciare, i consulenti hanno avvicinato il parroco della zona, sperando nel suo personale aiuto per convincere i parrocchiani sull’utilità positiva dei lavori e attraverso lui ricevere la benedizione dell’Arcidiocesi. 
Gli è stato anche chiesto di distribuire dei volantini simili a quelli con i quali – servendosi di Canada Post – hanno bombardato a tappeto numerosi ignari destinatari nelle scorse due settimane. 
Quelli che non erano ancora al corrente della ridicola campagna “reimagine”, sono stati invitati a registrarsi online per partecipare a una riunione pubblica dove, presumibilmente, qualcuno avrebbe svelato un nuovo progetto così smagliante che avrebbe convinto il mondo della sua validità. 
Il sito web dei consulenti per effettuare le registrazioni all’evento non era funzionante. Bisognava telefonare. Io l’ho fatto. Quelli che invece non l’hanno fatto sono stati respinti all’entrata. Ne ho contati almeno una ventina di residenti locali, indispettiti, incontrati sulla porta della Sala Caboto. Li ho invitati a entrare con me, dopotutto, ho pensato, è un incontro aperto al pubblico. 
All’ingresso, tre signore che lavorano per il TCDSB e la VCI hanno interpellato le guardie di sicurezza per portare tutti fuori. Capire il perché non è stato difficile. All’interno della sala si stava per svolgere un evento preparato con cura. Senza presentazione. Una serie di tavoli dove gruppi si apprestavano a “discutere e manifestare il proprio parere” su ciò che poteva essere ideale per la riqualificazione del progetto, e psicologicamente puntare all’accettazione che la demolizione del Columbus Centre è già un fatto compiuto. I presenti avrebbero dovuto solo immaginare cosa “reimmaginare”. Ho iniziato un sondaggio tra i tavoli. A uno sedevano studenti e insegnanti della Dante Alighieri; in un altro il preside e rappresentanti della scuola elementare Regina Mundi; in un altro ancora gli impiegati e fiduciari del TCDSB; e in un altro i dirigenti della VCI. È risultato subito evidente che la VCI e il TCDSB avevano ingaggiato dei “facilitatori” per gli altri tavoli, affinché conducessero il dibattito verso l’obiettivo desiderato. E c’era solo un piccolo numero di “risorse collaborazioniste” e di “utili idioti” disponibili ad assicurare l’opportuno andamento della serata. 
Per registrare meglio gli interventi, mi sono diretto a un tavolo al centro della sala, occupato da quattro individui dall’aspetto poco felice. Borbottii e malcontento hanno avuto subito inizio, non appena i consulenti hanno portato a termine le istruzioni per procedere. 
Uno di loro, (retoricamente) mi ha chiesto: “Ma quanto costa tutta questa finzione?” E io sono andato al tavolo del TCDSB per chiedere a quanto ammontasse “la cifra stanziata per il contratto di questi consulenti” e se ulteriori dettagli sarebbero stati pubblicati sul loro sito web. Sembrava che nessuno lo sapesse. Mi sono meravigliato che due vice direttori, un sovraintendente e tre fiduciari di un ente finanziato dai contribuenti,  possano o vogliano negare una risposta sul denaro affidato alla loro gestione. 
Ne è seguita una discussione. Uno di loro ha sostenuto di non poter divulgare informazioni perché in società (con la VCI) che doveva esser anche interpellata a proposito. L’amministratore delegato Anthony DiCaita sedeva al tavolo a fianco. Gli ho posto la stessa domanda. “Non sono c#@% tuoi”, mi ha risposto, risuonando come quel tale Spada che ha preso a testate un giornalista di Roma la scorsa settimana. Ecco chi il provveditorato cattolico ha scelto come partner. Alcuni esponenti del TCDSB, ascoltando la discussione, si sono offerti di fornire al Corriere Canadese le informazioni entro mezzogiorno di ieri.
E comunque dovevano sentirsi in imbarazzo dai rapporti – descritti da una voce discordante alla fine  come “ripuliti” o disinfettati – provenienti dai singoli tavoli. Uno di questi riferiva sulle tattiche di bullismo e di intimidazione da parte dei dirigenti della VCI che hanno dichiarato fermamente la minaccia di sfratto (“perdita della residenza”) come risultato in caso di obiezioni al progetto di riqualificazione. 
Un’astante si è risentita per essere trattata come “cliente” del Centro – senza garanzie e senza il diritto di scambiare comunicazioni o partecipare a tali riunioni. “Questi ‘leader’ dovrebbero essere i custodi della nostra cultura, della nostra comunità, ma non hanno offerto nulla”, ha sostenuto, “dove sono le raccolte fondi, gli eventi della comunità”, che ci hanno fatto sentire parte di un fiorente centro culturale?
E un altro presente ha riferito che al suo tavolo, i partecipanti hanno sostenuto che il Columbus Centre rappresenta un patrimonio, una cultura, e un edificio con un design culturale e stile che nell’insieme è eterno. Ma la VCI e i suoi soci del TCDSB vogliono demolirlo. I consulenti hanno annunciato un’altra riunione per il 6 dicembre, ma limitata agli impiegati e a coloro la cui utilità è già risaputa. Nessun rappresentante del pubblico in sala martedì scorso potrà partecipare.
Perché preoccuparsi, ha chiesto un avvocato presente, è già stato tutto scritto, aggiungendo a voce alta: “Non abbiamo più fiducia nel TCDSB e in Villa Charities”.
 
 

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