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Breve excursus sulla musica sacra

Breve excursus sulla musica sacra

TORONTO –  Abbiamo ormai assodato che la musica fa parte integrante dell’uomo, della sua vita, dei suoi costumi. Anche nella religione le preghiere, nei diversi credi, sono state associate alla musica, creando quel prolifico e ricco universo della musica sacra, che sarebbe bene suddividere in tre rami: musica religiosa, musica liturgica, musica spirituale.
Nella Bibbia troviamo il libro del Salterio, che raccoglie i Salmi, vere e proprie espressioni di lode, di supplica, di penitenza, di ringraziamento che l’uomo rivolge a Dio, in forma di canto. 
Sarà molto interessante vedere, in un’altra occasione, come nasce e si sviluppa il canto nella chiesa ortodossa e nei riti bizantini dove la musica è veramente una struttura portante.
Già in uso nella religione ebraica, con l’avvento del Cristianesimo il canto cristiano ha avuto un posto molto importante nella storia della musica, assumendo un ruolo decisivo nella musica occidentale.
Nel corso dei secoli, i compositori di ogni tempo hanno voluto unire la musica ai testi sacri di ogni genere, da intere messe alle preghiere più popolari, dai salmi, appunto, a mottetti polifonici e madrigali ispirati alla spiritualità religiosa.
La Chiesa adotta come canto liturgico per eccellenza il canto gregoriano che deve il suo nome al papa Gregorio I Magno. Secondo quanto riportato dalla tradizione, fu lui a raccogliere in un testo i canti sacri e ad ordinarli in un volume, anche se studi recenti hanno messo in dubbio questa tesi, ipotizzandone altre.
Per quanto riguarda la struttura, il canto gregoriano viene definito monodico, ogni voce che lo esegue canta la stessa nota, quindi all’unisono. 
Col tempo si sentì l’esigenza di unire melodie diverse realizzando così un canto fatto di diversi canti, una “polifonia”. 
Dal XIII sec. in poi nasce questo nuovo genere musicale in cui l’armonia può essere gustata come unione di voci diverse. Il coro a tre voci e poi a quattro, cinque, otto, dodici, addirittura trentasei voci e oltre diviene simbolo di una armonia superiore e inebriante che ricorda le sfere celesti, i cori angelici.
Gradualmente però si avvertì il pericolo di smarrire qualcosa; il testo sacro tendeva a confondersi tra gli intrecci polifonici, non era più facilmente comprensibile. 
Il testo doveva ritornare ad essere protagonista: la Scrittura doveva essere cantata e la polifonia doveva porsi al suo servizio.
Nacque così quella meravigliosa stagione musicale della polifonia rinascimentale, che si colloca tra il Quattrocento e il Cinquecento. Tra i tanti grandi autori è doveroso ricordare Pierluigi da Palestrina, che, riuscì a creare  un equilibrio perfetto tra testo, musica ed espressività poetica.
Senz’altro la sensibilità umana si rese conto che la voce e gli strumenti suscitavano grandi emozioni nell’intimo, toccando le corde della fede. Nacque così l’Oratorio sacro. 
Nel Seicento, il musicista Giacomo Carissimi aveva già introdotto nella musica barocca l’Oratorio e la Cantata, ma fu nel secolo successivo che questo genere sacro ebbe la sua massima espressione. 
La Riforma protestante aveva sostituito i tipici canti della tradizione medioevale con nuovi canti più semplici per facilitare la partecipazione dei fedeli: i corali. 
Attraverso queste composizioni anche la gente più umile imparava e veniva istruita, esercitandosi insieme alle semplici melodie, anche in brani interi della Scrittura, cantandoli nella propria lingua. 
A proposito vorrei ricordare Sant’Alfonso Maria De’ Liguori che si dedicò alla composizione di melodie cantate ancora oggi, come la notissima Tu scendi dalle stelle e il capolavoro in dialetto napoletano che descrive la nascita di Gesù, Quanne nascette ninno.
Tra i compositori più famosi, Bach scrisse centinaia di cantate semplicemente arricchendo quei corali di cori e arie stupende. 
La commozione e la partecipazione al mistero della Redenzione che egli seppe esprimere segnarono la storia della musica per sempre. Tra gli altri autori di musica sacra non possiamo trascurare il marchigiano Giovanni Battista Draghi detto Pergolesi, che nella sua breve vita ha saputo lasciarci vere e proprie opere d’arte come lo Stabat Mater. 
Nel corso dei secoli, diversi musicisti hanno espresso i propri talenti nella musica sacra: da Mozart a  Beethoven e Schubert. 
Giuseppe Verdi, nella sua Messa da Requiem, volle descrivere con la musica la contemplazione e il dramma dell’uomo sui “novissimi” cioè le cose ultime alle quali va incontro l’uomo al termine della vita: la morte, il giudizio particolare, il paradiso o l’inferno. 
Dedicata ad Alessandro Manzoni, composta appunto in occasione della sua scomparsa, fu eseguita nel primo anniversario e diretta proprio dallo stesso Verdi. Un’ora e venti minuti circa di intensità musicale profonda che ebbe immediato successo internazionale.
Da Gioacchino Rossini a Lorenzo Perosi, da Antonio Vivaldi a Benedetto Marcello, la lista dei compositori è piuttosto nutrita. 
“La musica sacra continua così il suo cammino esprimendo la bellezza di Dio ed esplorando il cuore dell’uomo alla ricerca della luce che possa donare a tutti, attraverso la musica, uno spiraglio di Paradiso”, scrive monsignor Marco Frisina, eccelso compositore contemporaneo di musica liturgica e direttore del Coro e dell’Orchestra della Diocesi di Roma.
 

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