Canada

Bank of Canada lascia invariati i tassi d’interesse al 2,25 per cento

TORONTO – “Prudenza” resta la parola d’ordine di Bank of Canada. Ieri i vertici della Banca Centrale canadese hanno deciso di non intervenire sui tassi d’interesse, lasciandoli invariati al 2,25 per cento come già era successo a febbraio. Ma il governatore Tiff Macklem ha annunciato che nel prossimo futuro le politiche monetarie di Bank of Canada potrebbero cambiare direzione, sulla scia del fatto che cambieranno i fattori interni e il contesto internazionale.

La guerra in Iran – ha sottolineato Macklem durante una conferenza stampa ieri mattina – sta già provocando un repentino aumento del costo della benzina: questo elemento alimenterà ancora una volta la corsa verso l’alto dell’inflazione. La Banca Centrale quindi sarà costretta a ricalibrare il tasso di sconto, con una variabile decisiva: quella, cioè, relativa alla durata del conflitto e della conseguente instabilità provocata dalla guerra. Il tutto – ha poi aggiunto il governatore della Banca Centrale – in un contesto canadese già pesantemente zavorrato dalla contrapposizione commerciale con gli Stati Uniti e dall’incertezza provocata dal rinnovo dell’accordo di libero scambio Cusma con Usa e Messico.

Il rapporto di Bank of Canada. “Prima della guerra – si legge nella nota diramata ieri dalla Banca Centrale – l’economia globale era sulla buona strada per crescere intorno al 3 per cento, come previsto dal Rapporto sulla Politica Monetaria (MPR) di gennaio. La crescita economica negli Stati Uniti si è moderata ma rimane solida, trainata dai consumi e da forti investimenti legati all’IA. L’inflazione statunitense rimane sopra l’obiettivo ed è evoluta in gran parte come previsto. Nell’area euro, la domanda interna sostiene la crescita mentre le esportazioni si sono contratte. L’economia cinese continua a essere sostenuta dalla forza delle esportazioni, ma la domanda interna rimane debole”.

“Dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente, i prezzi globali del petrolio e del gas naturale sono aumentati drasticamente, e questo alimenterà l’inflazione globale nel breve termine. Oltre alle interruzioni nell’approvvigionamento energetico, i colli di bottiglia nei trasporti derivanti dalla chiusura effettiva dello Stretto di Ormuz potrebbero influire sull’offerta di altre materie prime, come i fertilizzanti. Le condizioni finanziarie si sono irrigidite rispetto a livelli accomodanti. I rendimenti obbligazionari globali sono aumentati, i prezzi dei mercati azionari sono diminuiti e gli spread di credito si sono allargati. Il tasso di cambio Canada-dollaro USA è rimasto relativamente stabile”.

“Dopo una crescita del 2,4 per cento nel terzo trimestre dello scorso anno – continua il rapporto – il PIL in Canada si è contratto dello 0,6 per cento nel quarto trimestre. Questo risultato è stato più debole del previsto al momento della MPR di gennaio, ma principalmente a causa di un calo delle scorte più marcato del previsto. La domanda interna è cresciuta di oltre il 2 per cento grazie alla forza della spesa dei consumatori e del governo, anche se i mercati immobiliari sono rimasti deboli”.

“Continuiamo ad aspettarci che l’economia canadese cresca modestamente mentre si adatta ai dazi statunitensi e all’incertezza della politica commerciale, ma dati recenti suggeriscono che la crescita economica a breve termine sarà più debole di quanto previsto a gennaio. Il mercato del lavoro rimane debole. Gli incrementi occupazionali nel quarto trimestre del 2025 sono stati in gran parte invertiti nei primi due mesi del 2026, e il tasso di disoccupazione è salito al 6,7 per cento a febbraio. Guardando alla volatilità, i dati recenti suggeriscono anche una debolezza persistente delle esportazioni. È troppo presto per valutare l’impatto del conflitto in Medio Oriente sulla crescita in Canada”.

“L’inflazione – conclude il rapporto – è ulteriormente diminuita all’1,8% a febbraio, in calo rispetto al 2,3% di gennaio. L’inflazione alimentare è rallentata a febbraio ma rimane elevata. Il forte aumento dei prezzi globali dell’energia ha portato a incrementi dei prezzi della benzina, e questo farà salire l’inflazione totale nei prossimi mesi”.

Nella foto in alto: il governatore della Banca Centrale, Tiff Macklem

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