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Usain Bolt vorrebbe correre palla al piede

Usain Bolt vorrebbe correre palla al piede

12boltpiedeUsain Bolt vorrebbe correre palla al piede

di Nicola Sparano

TORONTO – Quando ci provò Ben Johnson finì con una risata. Ora è Usain Bolt che vede nel calcio la fase due della sua vita sportiva. L’uomo jet, il velocista più medagliato di sempre, dopo le Olimpiadi di Rio ha detto che smette di correre, in pista. Ma che proverà a farlo sui campi di calcio, per ora in Germania poi, possibilmente, in Inghilterra.

Flash back 27 anni. Nel 1991 Ben Johnson, tre anni dopo il patatrack di Seul dove gli tolsero l’oro dei 100 per doping, cercò di riciclarsi giocatore di calcio andando a sostenere un provino con i Rockets di Tony Fontana, allora allenati da Fiorigi Pagliuso. L’ex presidente Fontana ricorda: «Lo facemmo venire per la risonanza che aveva il suo nome, ci dava pubblicità. Io mi dissi se ci sa fare, faremo un doppio colpo». Purtroppo per il velocista in disgrazia il pallone era un oggetto sconosciuto.

Dall’Italia, dove ormai risiede da anni, Fiorigi Pagliuso ricorda: «Come lo vedemmo toccare la palla scoppiammo tutti a ridere. Volle fare una sfida di velocità con il nostro giocatore più rapido Tomasz Radzinski ma non la vinse perché incespicava sulla palla. Come ricorderete Radzinski ebbe poi una ottima carriera in Europa dove ha giocato con il PSV Eindhoven (Olanda) ed Everton (Inghilterra). Johnson dopo il nostro “grazie ma non fai per noi”, qualche anno provò anche ad allenarsi con la Roma, ma non lo fecero neanche spogliare)», conclude l’ex mister che ha allenato, tra gli altri, Jose Altafini, Bob Iarusci, Carmine Marcantonio, Pasquale Pietrantonio, Lucky Raso e tanti altri.

Per Ben Johnson il calcio è stato comunque fonte di guadagno. Negli anni ‘90 fu chiamato in Libia per rimpolpare i muscoli del terzo figlio di Gheddafi, Saad, che poi provò a giocare nell’Udinese e nella Lazio.

Nel 1993 Ben Johnson si mise al servizio di Diego Armando Maradona. L’ex Pibe de Oro, anche lui caduto nei vortici del doping, si tirò a lucido nella palestra della York University. Johnson sottopose Maradona a durissimi allenamenti ed il Pibe giunse al mondiale americano in ottima forma, ma dopo un grande gol alla Grecia fu beccato all’antidoping e cacciato via da Usa 94.

Bolt non è Ben Johnson, e su questo non ci piove. Le loro storie coincidono solo sulla Giamaica, dove sono entrambi nati, e sul fatto che il calcio figura nella loro vita da ex velocisti.

Usain Bolt, anni fa, quando staccava tutti migliorando record mondiali, aveva detto che un giorno gli sarebbe piaciuto giocare nel Manchester United. Con il passare degli anni aveva abbassato il tiro: «Un giorno giocherò in Inghilterra, anche in un club di seconda fascia»). E invece no: a 30 anni compiuti ripensa al calcio. «Mi allenerò con il Borussia Dortmund ma il mio gol è raggiungre il Manchester United», ha detto Bolt al Guardian. «Sono un’ala – ha detto Bolt – e vedo molti giocatori che non sono bravi quanto me».

A mettere Bolt e il Borussia Dortumund insieme ci ha pensato lo sponsor Puma, legato a doppio filo sia al suo nome che a quello del club tedesco.

La conferma del “provino” è arrivata la conferma di Hans-Joachim Watzke, nientemeno che l’amministratore delgato del Borussia Dortmund: «Il ceo di Puma, mi ha detto che Usain aveva chiesto se era possibile allenarsi con noi. Per me ciò non costituisce un problema e l’allenatore Tuchel è d’accordo», ha detto a Kicker.

Usain Bolt a Rio ha chiuso la propria carriera olimpica raggiungendo quota nove ori, ora in attesa dei mondiali di atletica del 2017 che potrebbero calare il sipario sulla sua carriera da velocista, il recordman di cento e duecento metri continua a sognare di correre. Questa volta con la palla al piede.

(Martedì 15 novembre 2016)

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