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Napoli primo, Benevento ultimo in Serie A

Napoli primo, Benevento ultimo in Serie A

Tra la testa e la coda del campionato ci sono circa 55 chilometri in linea d’aria.

I due estremi della classifica di oggi sono ad un tiro di schioppo, come andare da Toronto ad Hamilton.
Non crediamo sia accaduto mai, in tempi moderni, che la squadra leader del momento e quella ultima siano della stessa regione, nella circostanza la Campania. 
 Questa specialissima partita virtuale si gioca tra cugini “nati” in continenti diversi che non si erano mai incontrati prima.
Poi, all’intrasatta (napoletano per improvviso), tutto è cambiato. 
I cugini poveri hanno raggiunto i parenti ricchi e dal primo incontro sono usciti con le orecchie abbassate e la coda tra le gambe. 
Quel 6-0 è stato il quarto squillo di tromba del Napoli. 
Per i poveri “stregoni”  la quarta sconfitta di una classifica poverissima, vuota nella casella dei punti.
Gli azzurri, per contro, nella casella dei punti non ne potrebbero mettere di più, 21 dopo 7 partite.
In questo scorcio di campionato il Napoli ha giocato da Napoli, grazie agli schemi brillanti e produttivi di Sarri: possesso palla costante, tocchi sempre di prima, improvvise verticalizzazioni dei tre piccoletti Mertens, Insigne e Callejon.
Impegnato su due fronti, il Napoli sembra volersi concentrare sullo scudetto e tirare a campare nella Champions.
Nel mare “nostrum” e piccolo del nostro campionato il colpaccio sarebbe fattibile, in quello grande della Champions no.
Si dice che il Napoli ha la panchina corta, che giocano sempre gli stessi, che le squadre avversarie ormai conoscono e sanno come neutralizzare gli schemi di Sacchi.
Fino a domenica, però non c’è riuscito nessuno.
Ora, comunque, comincia il difficile. 
Alla ripresa del campionato il Napoli deve andare in casa della Roma, diretta concorrente allo scudetto, come la sempre temibile Juve e forse, Inter e Lazio.
Da come si sono messe le cose, sembra certo che per agguantare lo scudetto si debbano vincere la maggior parte degli scontri diretti, partite come Roma-Napoli che in palio hanno sei punti, tre da prendere e tre da togliere agli altri. Ormai le piccole sono troppo piccole per dare fastidio alle grandi, il vecchio adagio che il titolo lo si vince in provincia è superato.
La Roma di Di Francesco, dopo il passo falso con l’Inter, ha ingranato la marcia giusta. Senza Totti a distrarre giocatori, tifoseria, stampa e allenatore, Di Francesco conta su un Dzeko punta di diamante di un team che comincia a marciare come un orologio di marca. Domenica la Roma ha allargato la crisi del Milan e di Montella.
Il mercato faraonico del Diavolo cinese non sta pagando. Anzi, l’acquisto più costoso ed importante, fino ad ora ha fallito, in pieno. Il Bonucci di oggi è soltanto l’ombra di quello di ieri. E qui sorge il dubbio che lui fosse forte perchè in forte compagnia. Ora che non ha pezzi da novanta come partners la sua “grandezza” individuale è calata ai minimi storici.
Anche Montella è sui carboni ardenti, la sua panchina traballa e potrebbe cadere al prossimo turno. Domenica 15 c’è infatti in programma il derby con l’Inter. Perderlo potrebbe costringere Mirabelli a “sMantellare” l’Areoplanino e magari bussare alla porta del disoccupato Ancelotti.
Prima del derby milanese,  gli  anticipi di sabato 14 sono partitissime: Juventus-Lazio e Roma-Napoli. 
In casa Juve si rosica per il pareggio di Bergamo. Rigore sbagliato di Dybala a parte, i bianconeri hanno dato l’impressione di essere vulnerabili. La difesa scricchiola specialmente al centro e Buffon ci mette del suo. Davanti se Dybala latita, il reparto non gira. Higuain resta avulso dalla manovra. Il Pipita  ha ritrovato il gol, per il resto si è visto poco, come ha sottolineato lo stesso Allegri.
Nella partita di Bergamo, la moviola in campo, o Var come si dice ora, ha contribuito alla rimonta atalantina. In tempi normali il gol di Madzukic sarebbe stato convalidato e non annullato dopo l’intervento del mezzo televisivo per la gomitata di Lichtsteiner a Papu Gomez. Con quel gol la Juve  sarebbe andata sul 3-1.
Var ancora in azione poco dopo. Punizione di Dybala, Petagna si alza in barriera e la palla gli sbatte in alto sul corpo, sul braccio, e sulla spalla. La Var non stabilisce con chiarezza se colpisce spalla o braccio, quindi spetta a Damato decidere e  l’arbitro concede il penalty che poi Berisha parerà, inchiodando il risultato sul 2-2.
I due episodi confermano che quest’anno il vento è parzialmente cambiato per quanto riguarda gli episodi dubbi in area. L’era degli aiutini è agli sgoccioli. 
O almeno si spera.

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