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Azzurri ai minimi storici: Poveri noi, questa Italia fa arrossire

Azzurri ai minimi storici: Poveri noi, questa Italia fa arrossire

Presuntuosi. Tutti presuntuosi. 
Credevamo di essere forti abbastanza da affrontare la Spagna a viso aperto, batterla nel gioco e nel risultato.
È andata molto peggio del previsto.
La scoppola è un indicatore preciso di come la Nazionale, e tutto il calcio italiano, sia sceso a livelli storici minimi. Il fondo del barile credevano di averlo raschiato negli ultimi due mondiali – Italia fuori al primo turno -, ma le prospettive per il futuro sono più allarmanti del solito. Senza un bello scandalo, in Russia ci andremo, se ci andremo, con la coda tra le gambe.
Ora come ora abbiamo poco, a cominciare da Ventura che a Barcellona ha fatto come Allegri a Cardiff, schierando un centrocampo soffice contro un diavolo scatenato, Isco, imprendibile e micidiale.  Sulla carta, a parole, era una bella Italia, forte temibile. Lo pensava Ventura e tutti erano d’accordo. E tutti sbagliavano.
La realtà tra il dire e il fare è stata enorme, umiliante.
La Spagna, al Bernabeu non ha giocato a parole, ma facendo girare la palla a mille all’ora, mentre gli azzurri arrancavano a tre cilindri.
In Serie A si gioca al rallentatore (lo vediamo ogni week-end in tv con il campionato inglese), tatticismo esasperato, spazi strettissimi e interruzioni per falli ogni venti secondi. Partite lente e a spezzatino, insomma. Tutto il contrario di come avviene altrove.
La partita con la Spagna ha soprattutto detto che:
1) Barzagli è da pensionare.
2) De Rossi anche. 
3) Buffon idem.
4) Verratti impalpabile era ed impalpabile resta.
3) Insigne addirittura dannoso per le palle sprecate in impostazione.
4) Spinazzola gioca in confusione, come tutti i difensori, giovani o vecchi che siano.
5) Bonucci non è più il ministro della difesa, inoltre esagera con i lanci lunghi che i tre piccoletti Bellotti (discreto), Immobile (nullo) e Insigne (pessimo) vedono con il cannocchiale.
6) Ventura deve andare a rinfrescare la memoria, cambiare marcia e capire che la chiave del successo dell’Italia ai mondiali è sempre stata difesa chiusa, centrocampo di guastatori e attaccanti rapinatori d’area.
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Per concludere, che Dio ce la mandi buona nello spareggio con un’altra delle seconde forze.
 

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