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A volte non si scansano, ma la Juve va

A volte non si scansano, ma la Juve va

A volte non si scansano, ma la Juve va

di Nicola Sparano

TORONTO –  A volte non si scansano, come il Chievo. Per battere i veronesi la Juve ha dovuto sudare per vincere. C’è riuscita grazie ad una punizione di Pjanic dopo un’altra prestazione poco convincente sul piano del gioco.

Allegri di questi tempi non ha i nervi a fior di pelle, ma poco ci manca. Sul tema della qualità del gioco e della non spettacolarità della Juve se la cava con una battuta: «Se la Juve vincerà lo scudetto non potrà farlo giocando male per 38 partite».

Ma la Serie A è una cosa, la Champions un’altra. In Europa per vincere si deve anche giocare bene, avere schemi di gioco accettabili, correre come gli altri se non di più.

Comunque sia, ora come ora, la Juve ha quattro punti di vantaggio sulla Roma, cinque sul Milan e addirittura 9 sulla squadra che in sede di pronostico doveva essere la sua principale antagonista nella corsa scudetto, il Napoli.

La Roma gioca meglio della Juve, su questo non ci piove. Spalletti al momento ha due jolly che gli fanno vincere la mano, Dzeko e Salah. Il bomber serbo sta stupendo, e non solo per i gol che realizza, ma per come fa salire la squadra creando spazi per la freccia egiziana che dopo ogni gol poggia la fronte sull’erba per ringraziare Allah. Con Totti a fare il bravo in panchina e De Rossi che ora protegge la difesa, ora lancia le punte, la Roma sembra aver trovato un equilibrio interno che garantisce un campionato d’alta quota. Fin dove i giallorossi potranno arrivare dipenderà anche da come si comporterà la Juve.

La terza forza del torneo al momento è il Milan di Montella e dei giovani italiani. Nessuno avrebbe scommesso sulle chance del nuovo allenatore di risvoltare la squadra come un calzino, far diventare protagonisti ragazzi semisconosciuti. I maligni sostengono che la svolta del Milan è dipesa dall’infortuni o di Montolivo. Con il capitano ko, largo ai giovani che licenza di impostare, attaccare, segnare. Domenica ha segnato anche Lapadula, di tacco.

Del Napoli ci sarebbe molto da dire. In sintesi la situazione è che, perduto Higuain, Sarri ha perso anche Milik. Senza un terminale per l’attacco, senza un uomo di peso e di altezza per finalizzare il gioco, i “tic-tacchete-toccate” dei tre pesi piuma – Insigne, Mertes e Callejon – fanno solo tanto fumo e poco arrosto. E poi ci si è messo Reina in versione acchiappa farfalle.

Meglio del Napoli ha fatto la Lazio probabilmente perché Simone, il fratello di Pippo, ha saputo mettere la museruola Lotito. Se il presidente lascia fare e non mette becco nelle questione tecniche, questa Lazio resterà in alto.

Onore gloria a Gasparnini, che cacciato o quasi dal Genoa, sta portanto l’Atalanta laddove nessuno pensava fosse possibile.

Anche il Toro del sergente di ferro Sinisa sta facendo sfracelli. Tanti gol e tale bel gioco non si vedevano da tempo in casa granata.

Dell’Inter meglio non parlare in attesa di vedere chi prendono (Pioli?). Ma fintato che in società non si fa chiarezza su chi deve comandare e decidere, la situazione non cambierà.

La Viola continua a singhizzo, a dimostrazione che se i Della Valle non investono, Firenze resta nel gruppone di centro classifica. In coda verrebbe da dire che i giochi sono già fatti con Crotone, Palermo e Pescara con un piede sul ciglio del burrone e un altro su una buccia di banana.

Il passato comunque insegna che a volte anche i condannati ricevono la grazia.

Ma le tre in pericolo debbono immediatamente svegliarsi e cambiare marcia.

(Martedì 8 novembre 2016)

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