Cultura

Ritorno a casa: le “Radici” di Daniele De Rossi

TORONTO – Il panorama del calcio moderno è definito da iper-commercializzazione, branding globale e fedeltà transazionale. Eppure, una nuova docuserie di sette episodi intitolata Radici offre un’antitesi netta e rinfrescante a questa industria globalizzata. Prodotta da DDR Media e Damocle, la serie racconta la presa di controllo profondamente personale dell’Ostiamare, un club semi-professionistico nel sobborgo costiero di Ostia da parte della leggenda dell’AS Roma Daniele De Rossi.

Invece di un classico documentario sportivo incentrato esclusivamente su tattiche e metriche aziendali, Radici esplora il profondo legame tra questa icona del calcio e il suo luogo d’origine. Per comprendere davvero il peso emotivo di Radici, bisogna esaminare la patologia unica del calciatore romano.

In uno sport in cui i giocatori d’élite migravano regolarmente verso il miglior offerente, alcune icone romane operavano su una frequenza psicologica completamente diversa. Romanticizzavano le loro radici con una feroce devozione per tutta la vita che raramente si rispecchia altrove in Europa.

Consideriamo Giuseppe Giannini, Francesco Totti e Daniele De Rossi. Al loro apice, tutti e tre erano talenti generazionali di élite che avrebbero potuto giocare per qualsiasi super-club europeo. Real Madrid, Manchester United e Bayern Monaco li corteggiavano apertamente con promesse di ricchezze astronomiche e trofei garantiti di Champions League.

Eppure, scelsero ripetutamente di restare alla Roma. Per loro, vincere un solo titolo di campione nell’ambiente caotico e sotto pressione della loro città natale valeva più di una dozzina di trofei senza spargimento di sangue vinti in un paese straniero.

La loro identità calcistica era del tutto inseparabile dai ciottoli della Città Eterna.

Radici cattura l’estensione definitiva di questa mentalità romantica. Dopo il suo licenziamento di alto profilo e emotivamente doloroso da allenatore dell’AS Roma alla fine del 2024, De Rossi non cercò un lavoro redditizio e a basso rischio all’estero. Invece, guardò indietro per trovare la sua posizione. Acquistando l’Ostiamare – la squadra di quarta divisione in cui aveva giocato da giovane tra il 1997 e il 2000 – De Rossi avviò una missione di salvataggio profondamente personale.

La docuserie presenta questa acquisizione non come un progetto di vanità di una superstar ricca, ma come una missione familiare per onorare il calcio di base. De Rossi nominò suo padre, Alberto De Rossi, figura leggendaria delle giovanili della Roma, come presidente del club per supervisionare le operazioni quotidiane.

Insieme, si impegnarono a ricostruire un club semi-professionistico in difficoltà in una presenza comunitaria trasparente e moderna.

Il climax reale della docuserie si svolge come una sceneggiatura hollywoodiana. Sotto la guida della famiglia De Rossi, l’Ostiamare vinse il Gruppo F di Serie D, assicurandosi una promozione emozionante in Serie C.

Questo traguardo storico segnò la primissima ascesa del club nel calcio professionistico nei suoi 80 anni di storia, ponendo fine a una dolorosa assenza di 35 anni dal mondo professionistico.

In definitiva, Radici dimostra che per una specifica razza di atleti d’élite, il trionfo supremo non si trova conquistando nuovi territori in tutta Europa. Invece, la vera realizzazione arriva nel tornare esattamente nel pezzo d’erba dove è iniziato il loro viaggio, e nell’elevare la comunità che li ha cresciuti.

Immagini per gentile concessione di DDR Media e Sky Italia           

Massimo Volpe, autore di questo articolo, è un filmmaker e scrittore freelance di Toronto: scrive recensioni di film/contenuti italiani su Netflix

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