Canada

Referendum sulla secessione, la parola passa agli elettori

TORONTO – Il conto alla rovescia è finito, la parola passa agli elettori in Alberta. Da questa mattina sono aperti i seggi in tutta la provincia, con gli aventi diritto che dovranno dire la loro su dieci distinti quesiti referendari: e se nove di questi hanno una valenza prettamente locale – sanità, immigrazione e via dicendo – il decimo presenta invece delle implicazioni di carattere nazionale, perché in caso di vittoria del sì si attiverebbe la macchina istituzionale per l’indizione di un secondo referendum che chiederà esplicitamente la secessione della provincia dal resto del Canada.

Nel fine settimana ci sono state manifestazioni dei sostenitori del “Remain”, che hanno vista la partecipazione del primo ministro Mark Carney, del leader dell’opposizione Pierre Poilievre e della premier Danielle Smith, e del fronte contrapposto del “Leave”.

“La posta in gioco è alta”, ha sottolineato Carney durante il suo intervento, aggiungendo che il referendum “arriva nel momento peggiore possibile. Il mondo è diventato più pericoloso e diviso e alcuni al di fuori dei confini canadesi stanno lavorando per spezzarci così da poterci possedere”.

“In questo momento cruciale, gli abitanti dell’Alberta hanno una scelta: costruire un’Alberta più forte e un Canada ancora più grande da lasciare ai nostri figli, oppure possiamo gravarli con anni di profonda divisione e grande incertezza. Quello di cui abbiamo bisogno è un risultato decisivo lunedì per risolvere questa questione”.

Anche alla vigilia del voto i sondaggi mettono in luce come il fronte separatista sia nettamente in svantaggio: sia Angus Reid che Abacus Data quantificano tra il 23 e il 24 per cento i favorevoli alla secessione. Ma numerosi analisti mettono in luce come la vera incognita possa essere rappresentata dall’affluenza: se fosse bassa, infatti, potrebbe favorire l’istanza separatista.

In ogni caso, a prescindere dal risultato, all’orizzonte restano numerose incognite. Anche di fronte a una probabile sconfitta, i movimenti che si battono per l’indipendenza – Stay Free Alberta, Take Back Alberta (TBA) e il The Republican Party of Alberta – hanno ribadito che la loro azione non terminerà il 20 ottobre. A preoccupare, inoltre, è il livello di consenso che l’istanza indipendentista ha avuto e continua avere all’interno dello United Conservative Party, il partito al potere che sostiene la premier Smith. Oltre a questo non bisogna dimenticare che anche in Quebec è tornato al potere il Parti Quebecois, partito che ha come primo punto del programma l’indizione in questa legislatura di un referendum sulla secessione dal resto del Canada.

Insomma, la confederazione traballa, di fronte a queste spinte centrifughe alimentate dal malessere e dal malcontento strisciante per un’economia che non decolla, per il carovita che fa sentire la sua presa e più in generale per l’insoddisfazione percepita a livello provinciale verso le politiche del governo federale.

More Articles by the Same Author: