Canada

Quebec: sarà governo di minoranza Pq, resta la minaccia referendaria

TORONTO – Il Parti Quebecois vince le elezioni provinciali ma fallisce l’obiettivo di conquistare la maggioranza assoluta dei seggi. Con questo risultato si sgonfia l’ipotesi del referendum sulla secessione dal Canada, anche se la minaccia non scompare del tutto.

Coalition Avenir Québec (CAQ), partito al potere da otto anni, viene completamente spazzato via dall’assemblea legislativa provinciale, passando da 79 deputati a zero, mentre il Partito Liberale, con 40 seggi conquistati, diventa l’opposizione ufficiale. Ottimo risultato per i conservatori, che riescono ad eleggere 19 parlamentari: per trovare un conservatore nell’assemblea provinciale del Quebec bisogna andare indietro al 1939. Tiene invece Quebec Solidaire, forza politica di sinistra indipendentista, che in questa legislatura sarà l’ago della bilancia: unendo i 59 deputati eletti dal Pq con i suoi 9 parlamentari, si arriva alla maggioranza assoluta e quindi alla possibilità di indizione del terzo referendum per l’indipendenza del Quebec.

Siamo di fronte, a bocce ferme, a una situazione estremamente complicata, quindi, a un clima di grande incertezza per quelle che saranno le mosse future del premier in pectore Paul St-Pierre Plamondon.

Il leader del Parti Quebecois – partito che nella scorsa legislatura aveva appena tre deputati nell’assemblea legislativa – durante la campagna elettorale ha promesso l’attivazione del referendum secessionista entro i primi quattro anni di governo, in caso di vittoria. Nelle ultime settimane poi il leader indipendentista ha ricalibrato la propria promessa, confermando che il futuro referendum sarebbe stato indetto solamente dopo la fine del secondo mandato presidenziale di Donald Trump, quindi alla fine del 2028.

Ora, storicamente i governi di minoranza in Canada durano tra i 18 mesi e i due anni: la fragilità interna, l’impossibilità di attuare fino in fondo la propria agenda politica, la forza delle opposizioni sono tutti i fattori che possono scatenare la crisi di governo e riportare la provincia alle urne.

A sostegno dello scetticismo nei confronti del rischio referendario gioca anche la probabile incompatibilità tra il Parti Quebecois e l’altra forza politica separatista, Quebec Solidaire. Bisogna infatti tenere conto che St-Pierre Plamondon da un punta di vista ideologico e programmatico ha spostato nettamente a destra il Pq, con la sue politiche anti-immigrazione e le sue proposte sovraniste molto vicine a quelle dell’estrema destra europea. Al contrario, Qs è un partito di sinistra, con un programma politico agli antipodi. L’unico elemento in comune è l’istanza indipendentista. La domanda che resta senza risposta, almeno per ora, è se i due partiti nonostante le chiare differenze saranno in grado di trovare un terreno comune sul referendum. E i risultati di queste elezioni provinciali, in ogni caso, dimostrano ancora una volta come la maggioranza dell’elettorato quebecchese sia contraria all’ipotesi di secessione dal Canada.

“Inizia un nuovo capitolo nella nostra Nazione – ha dichiarato St-Pierre Plamondon – che sta iniziando ora per nei prossimi anni. Questo sogno di essere una Nazione un giorno si realizzerà. I quebecchesi hanno deciso di eleggere un governo del Parti Québécois chiedendogli anche di collaborare con gli altri partiti. Capisco perfettamente questo messaggio e farò tutto il possibile per essere all’altezza di ciò che i quebecchesi ci chiedono”. Con il dubbio se tra queste richieste ci sia o meno il referendum.

In alto, il leader del Pq Paul St-Pierre Plamondon (foto: X – Parti Quebecois)

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