Tra montagne ancestrali e nuovi orizzonti: il ‘viaggio’ artistico di KinRossArt
TORONTO – Tra mare e montagne, movimento e quiete, caos e silenzio — è qui che Alberto Galeotti, conosciuto come KinRossArt, ha trovato la sua voce.
Nato a Massa, una piccola città toscana incastonata tra il Mar Mediterraneo e le Alpi Apuane, e oggi residente a Toronto, Alberto plasma la sua arte all’incrocio tra le radici italiane e la libertà canadese: paesaggi interiori trasformati in gesti fluidi, colori che parlano di tensione e armonia, di caos e calma. Ogni dipinto è un momento sospeso, una soglia tra attesa e azione, tra il familiare e l’ignoto.
Un’esperienza che si può vivere visitando la mostra collettiva “Territories: Journey — Crossings Through Place”, attualmente in esposizione al Cloverdale Common, Cloverdale Mall, 250 The East Mall, a Etobicoke (Toronto), dal mercoledì al sabato, dalle 10 alle 17, fino al 5 marzo. Nella mostra, organizzata da Arts Etobicoke, Alberto presenta due opere (Threshold of Shadow e Rise of the Quiet) che fanno parte di un trittico più ampio intitolato Via Lucis, in cui trasforma spazi quotidiani in palcoscenici di scoperta e trasformazione, invitando il pubblico a fermarsi, osservare più da vicino e sentire.
In occasione di questa esposizione, lo abbiamo incontrato nel suo studio al 222 Islington Avenue, Etobicoke, per esplorare il suo mondo, dove ogni gesto senza pennello diventa linguaggio, memoria e dialogo con chi entra in relazione con le sue opere.

Può raccontarci le sue origini e come hanno plasmato la sua identità artistica?
«L’ambiente conta. Il DNA conta. Siamo plasmati da ciò che vediamo molto prima di saperlo nominare. Crescendo tra il mare e le Alpi Apuane, sei costantemente circondato dalla bellezza senza nemmeno chiederlo. Cave di marmo, scultori al lavoro, l’arte come qualcosa di vissuto e non semplicemente visitato. Tutto questo si insinua silenziosamente. Anche qualcosa di semplice come osservare il Mediterraneo cambiare ogni giorno, o voltarsi e vedere le montagne così vicine da sembrare protettive, ti insegna lo spazio. L’equilibrio. La coesistenza di misura e caos».
Come ha influenzato il suo lavoro il trasferimento in Canada?
«Per me, trasferirmi in Canada non è stata una rottura con ciò che ero, ma un’espansione. La libertà qui, geografica e culturale, mi ha permesso di crescere e trovare la mia voce come artista. C’è spazio per sperimentare, per connettersi tra culture diverse, per evolvere. Questo senso di apertura continua a plasmare il mio lavoro ogni giorno».
Come descriverebbe il suo lavoro?
«La mia pratica è radicata nell’astrazione e nella fluidità. Utilizzo tecniche miste e principalmente acrilici di alta qualità, combinati con medium che permettono al colore di muoversi. Non uso pennelli tradizionali. Il lavoro è guidato dal gesto. Questo è centrale nel mio modo di dipingere».
Intenzione e imprevedibilità hanno un ruolo?
«Per me conta l’intenzione. Man mano che sviluppo un corpus di opere, affino le tecniche e acquisisco controllo su come si comporta il colore. Direi che controllo circa l’ottanta per cento del dipinto. Il restante venti per cento appartiene all’imprevedibilità. Gravità, movimento e materiali giocano un ruolo. È questo equilibrio tra controllo e abbandono che mantiene viva l’opera. Anche l’imprevedibilità diventa parte dell’intenzione. È così che traduco un momento, una sensazione o un’idea in qualcosa che possa risuonare negli altri».
Può spiegarci i temi di “Via Lucis”?
«I temi del territorio, dell’attraversamento e della transizione emergono con chiarezza nelle opere che presento in “Territories”. I due lavori esposti fanno parte di un trittico più ampio intitolato Via Lucis. La serie si ispira alla Divina Commedia di Dante Alighieri, ma non in senso letterale. Per me è una metafora del viaggio che ognuno di noi attraversa: movimento, incertezza, arrivo e trasformazione. Sono esperienze universali».

In che modo la vita a Toronto influenza il suo lavoro?
«Vivendo e lavorando a Etobicoke, mi muovo costantemente tra ambienti diversi. Gli stessi percorsi, le stesse strade, gli stessi spazi, ripetuti ogni giorno. All’inizio quegli spazi sembrano estranei. Con il tempo inizi a notare i dettagli. Il ritmo cambia. Arriva un momento in cui lo spazio non è più esterno: gli appartieni. Questo senso di appartenenza graduale è centrale nel mio lavoro».
Cosa significa per Lei questa prima mostra a Toronto?
«Un’opportunità per essere più presente nella comunità in cui vivo e lavoro. Quel senso di appartenenza per me è importante. Ciò che trovo più appagante ora è il dialogo con il pubblico, con altri artisti e con persone di ambiti diversi. Feedback, domande, curiosità: questi scambi plasmano il lavoro tanto quanto il tempo trascorso in studio. Anche la sperimentazione è fondamentale. Non pongo confini alla mia pratica. Sono aperto a nuovi materiali, nuovi formati e collaborazioni oltre il mondo dell’arte tradizionale».
Cosa spera per il futuro del suo lavoro?
«Guardando avanti, desidero che il mio lavoro parli a un pubblico più ampio. Eventualmente internazionale, ma prima voglio continuare a crescere in Canada. La risposta che ho ricevuto qui è stata generosa e attenta, e questo per me ha grande valore. L’espansione, per me, deve nascere dalla profondità, non dalla velocità».
Che cos’è l’arte per Lei?
«Nel suo nucleo, l’arte è un linguaggio. Molto prima delle parole, era un modo per trasmettere memoria, cultura ed esperienza. Per me il dialogo può avvenire attraverso colore, gesto e spazio. Quando un collezionista sceglie di vivere con una mia opera, quel dialogo si approfondisce ulteriormente. Diventa uno scambio continuo».
Info: https://albertogaleotti.my.canva.site/kinrossart – Instagram: https://www.instagram.com/kinrossart/)
Nelle foto in alto, da sinistra: Alberto Galeotti – in arte KinRossArt – al lavoro nel suo studio al 222 di Islington Avenue, Etobicoke; lo stesso artista davanti alle sue due opere esposte in questi giorni al Cloverdale Common (Cloverdale Mall, 250 The East Mall, Etobicoke, Toronto), dal mercoledì al sabato, ore 10-17: la mostra resterà aperta fino al prossimo 5 marzo; qui sotto, la fotogallery della mostra e, in basso, uno scorcio delle Alpi Apuane con il mare sullo sfondo (foto: Parco Apuane / Facebook)
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